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Calcio e altri sport in Penisola Sorrentina

Calcio e altri sport in Penisola Sorrentina

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Pasquale Buonarotti, 71 anni, sorrentino doc, già valente comandante di navi mercantili, ha avuto un’idea magnifica e l’ha realizzata in maniera brillante.

Della famiglia Buonarotti (e non Buonarroti, come il cognome del celebre artista del Rinascimento italiano) ho conosciuto per primo Franco, il fratello di Pasquale. L’ho frequentato per anni nel Gran Bar di Sorrento della Famiglia Maresca, a pochi passi da piazza Tasso, che ora non c’è più (e tanti sorrentini più avanti con l’età tuttora ricordano tra gioia e nostalgia). Era il classico «Bar dello Sport» della nostra Città che a me a piaceva di più. Lì, in seguito, ho conosciuto anche Pasquale all’inizio degli anni Settanta del Novecento, attraverso il comune amico e parente acquisito Nino Casola. Tanti momenti belli passati assieme con lo sport come principale punto di riferimento e oggetto delle nostre chiacchierate che, talvolta, s’allargavano a commenti su vicende sociali e politiche della nostra città e su come andava il mondo.

Il libro riflette un pezzo di vita. L’autore è la nostra guida in un viaggio tra ricordi ed emozioni che, dentro di lui, ha lasciato il mondo dello sport. I suoi ricordi e le sue emozioni diventano i ricordi e le emozioni di chi legge questo libro. Qualcosa che si può condividere insieme, provando la gioia di comunicare, una parola che, nella sua accezione più completa, significa mettere in comune qualcosa con altre persone, fare in modo che ci sia condivisione di ciò di cui si discorre in ogni comunità sociale. Una buona condivisione di quanto narrato è avvenuto dopo la nascita dell’autore e riflette come se la mente fosse uno specchio questa caratteristica. C’è poi quella parte del mondo dello sport, intesa come patrimonio culturale senza confini, maturata dall’autore con la tradizione da una generazione dall’altra. Anche in questo caso, però, vi è partecipazione generata dalle emozioni vissute dentro perché l’autore ha ricostruito la storia di personaggi sportivi a volte sconosciuti della Costiera attraverso le testimonianze raccolte contattando parenti o conoscenti. 

Il mondo dello sport, insomma, è concepito in questo volume come un immenso patrimonio culturale che ha prodotto nei secoli (e tuttora è in grado di produrre) ricordi ed emozioni in ogni persona e in ogni comunità. Questo è, secondo me, il filo conduttore di tutte le pagine che vi apprestate a leggere.

Ho letto tutto d’un fiato il libro di Pasquale Buonarotti perché lo sport, le sue vicende e i suoi personaggi, rappresentano non solo la storia dei protagonisti, gli atleti e le squadre di calcio o di altra disciplina, ma sono anche parte della mia storia personale. Come quando, per chi l’ha vista e vissuta in diretta televisiva, si ricorda Italia-Germania 4-3 dei Mondiali del 1970 in Messico. L’evento sportivo e le emozioni provate in questi momenti diventano una sola cosa, diventano cultura, diventano patrimonio della nostra memoria e della nostra mente. Diventano anche patrimonio e cultura di tante comunità umane. Dalla più piccola, ad esempio la città di Sorrento e la sua penisola, fino alle comunità più grandi: una comunità nazionale come l’Italia, o addirittura la comunità internazionale, tutto il mondo. Infatti, il libro di Buonarotti non si limita a richiamare alla memoria eventi, risultati, personaggi, squadre di calcio e di altri sport della Penisola Sorrentina. Il libro contiene anche commenti interessanti su vicende del mondo dello sport a livello italiano e a livello internazionale sollecitando il lettore a cogliere quanto questo mondo sia capace di coinvolgere, appassionare ed emozionare. Anzi, per la verità, Pasquale Buonarotti ha voluto comunicare qualcosa di più: il ruolo fondamentare dello sport per trasmettere a una città, a una nazione, al mondo, il suo messaggio di pace, di sana competizione, di coinvolgimento sociale.

Il libro, tra l’altro, contiene brevi riferimenti allo sport dai tempi dell’Olimpiadi dell’antica Grecia fino ai tempi della civiltà romana, fino ad avvenimenti sportivi più recenti del Novecento o della parte iniziale del Terzo Millennio.

Lo sport sa lasciare ricordi indelebili nella vita di ogni singola persona e di tutti gli uomini che, in qualche modo, sono coinvolti o interessati alle sue vicende. Così, tra l’altro, Buonarotti ci appassiona e coinvolge ricordando che, in Ucraina, c’è un monumento dedicato agli undici giocatori della Dinamo Kiev del 1942 che, in piena occupazione nazista, sconfissero sul campo una selezione dei migliori calciatori tedeschi in una partita voluta da Hitler per vincerla e fare propaganda per il suo regime. I calciatori ucraini erano stati avverti: «Se vincete, sarete morti». Vinsero lo stesso, gli ucraini, affrontando il rischio di perdere la vita in nome dello sport. Erano undici e furono fucilati tutti, dopo il successo sul campo: morirono, ma vinse lo sport. Altri ricordi di questo tipo, come un cenno a Matthias Sindelar, fuoriclasse austriaco, detto il «Mozart del calcio», che disse no a Hitler e alla nazionale tedesca. Come il famoso campione argentino Alfredo Di Stefano, l’uomo immagine del Real Madrid e della nazionale spagnola perché obbligato dal dittatore Francisco Franco: mai accettò di condividere apertamente le idee del franchismo. Come Jessie Owens, il velocista afro-statunitense che, nel il 1936, diede una lezione su cosa sia lo sport vincendo quattro medaglie d’oro nelle Olimpiadi di Berlino che Hitler aveva voluto si disputassero in Germania come strumento di propaganda del suo regime dittatoriale e fondato sulla supremazia razziale. Come il ciclista Gino Bartali che, nel 1948, «salvò» dalla guerra civile la «giovane» Repubblica Italiana, nei giorni in cui il Paese era scosso dall’attentato a Togliatti, dominando e vincendo il Tour de France: lo sport tenne uniti gli italiani.

Nella parte inziale del libro, tra l’altro, Buonarotti tratteggia il ruolo del portiere con i versi del poeta triestino Umberto Saba e le parole di Dino Zoff subito dopo la vittoria del mondiale di Spagna ‘82: due testimonianze che sottolineano il difficile mestiere di chi difende i pali della propria squadra. Fatta questa premessa, ricorda i portieri più famosi del grande calcio, per poi passare agli «ottimi portieri non sorrentini», come li classifica lui, che hanno difeso la porta del Sorrento: Gridelli, Tarabocchia, Corti, Masoni, Ferioli, fino ai nomi più recenti di Alessandro Nista e Antonio Mirante che qui hanno iniziato la carriera e sono arrivati alla serie A. Poi, si dedica ai portieri locali, i «portieri d’origine sorrentina»: Ferruccio Scapini (sorrentino a tutto tondo, anche se nato a Verona), Antonino Grandville, Enrico Gargiulo (anche campione mondiale di fotografia subacquea). Apollo Iannuzzi e Gaetano Mastellone (sì, proprio lui, il Direttore cha ha fatto carriera fino ai massimi livelli dirigenziali nel settore bancario) intervistando quest’ultimo sulle caratteristiche del ruolo del portiere.

Dal secondo capitolo del libro, Buonarotti, tra testimonianze, ricordi ed emozioni personali, ci conduce in un viaggio sul mondo dello sport diviso per decadi. Ecco gli anni Tenta del Novecento: dalle vittorie dell’Italia di Pozzo ai mondiali del 1934 e del 1938, alle vicende dello sport sorrentino in cui spiccano il Cavaliere Ugo De Angelis, tanti calciatori, tra cui uno dall’appellativo curioso: Raffaele Fiorentino, alias «Rafele Pistola», perché il padre, cantiniere, era stato più volte trovato in possesso di un’arma da fuoco dalle forze dell’ordine. Una chicca, perché inedita, la leggendaria storia sportiva del sorrentino Eduardo Maresca che praticò calcio, ginnastica, atletica leggera, nuoto, pallanuoto, rugby persino il canottaggio: più atleta e sportivo di così, forse non si può.

Anni Quaranta, per l’autore «anni di guerra e dopoguerra», con riferimenti di storia nazionale sulla nascita della Repubblica Italiana con il Referendum del 2 giugno 1946, la storia – anche questa da pochi conosciuta – di un altro leggendario atleta della Costiera, il calciatore-eroe Vittorio Vinaccia, decorato con la Croce di Guerra al Valore Militare, testimonianze su altri atleti locali, la fondazione del Sorrento Calcio 1945 di cui Cavaliere Ugo De Angelis ha sempre vantato di essere stato il primo presidente. Anche se secondo altri, tale ruolo sarebbe stato ricoperto da Federico Cuomo.

Anni Cinquanta, per l’autore «La Rinascita», con il Flos Carmeli del compianto Padre Sorrentino, un prete di cui tuttora è viva la fama di trascinatore nello sport sorrentino. Il suo Flos Carmeli vinse vari campionati provinciali e regionali con giocatori locali, personaggi indimenticabili, come il portiere Antonino Grandville, l’attaccante Raffaele De Martino, più noto con l’appellativo di Munifà, il difensore dal destro esplosivo Tonino Di Leva, detto Timbone. Maestro di calcio per tante generazioni di sorrentini. Timbone è stato forse il primo calciatore sorrentino a conoscere, in qualche modo, il professionismo, ingaggiato e pagato dal Matera, per la serie C. Dello stesso Di Leva c’è chi tuttora ricorda – come chi scrive – di averlo visto segnare gol su calci piazzati da almeno cinquanta metri, quando di anni ne aveva altrettanti, in partite ufficiali dei campionati dilettanti di Prima e Seconda Categoria.

Da una decade all’altra, Buonarotti racconta gli anni Sessanta, «gli anni del boom economico», tra i cenni alla rivoluzione nel modo di vivere lo sport portato dalla radio nazionale con «Tutto il calcio minuto per minuto» di Sandro Ciotti e Enrico Ameri, per passare poi a livello locale all’epopea del Sorrento Calcio, supportato dal potere finanziario del Comandante Achille Lauro e della sua favolosa flotta, dall’abilità dirigenziale del dottor Andrea Torino, dentista per hobby e manager calcistico per professione, fondatore (primo in Campania) della storica Tv privata «Canale 21». 

L’autore usa la locuzione «Primavera del calcio sorrentino» per descrivere emozioni ed entusiasmo, personali e di tutta la Costiera di fronte alle imprese della squadra rossonera che dal 1967 al 1971 volò dalla Promozione fino alla serie B con la mitica formazione tuttora qui recitata a memoria: Gridelli, Nazzi, Fiorile, Savarese, Mamilovich, Lorenzini, Angrisani, Costantino, Sportiello, Noletti, Bozza, più il compianto Moscarella, il giovane Bruscolotti, i sorrentini doc Tonino Silvestri ed Eugenio Gargiulo a parte Nino Fiorile, titolare e capitano. Per gli anni Ottanta l’autore usa l’espressione «Gli ultimi fuochi»: il Sorrento Calcio, sotto la guida dei fratelli Martino e Antonino Pollio, torna a brillare in serie C fino a quando nel 1989 viene riportato a tavolino tra i dilettanti per la mancata iscrizione. Gli anni Novanta sono battezzati come, tra i nuovi entusiasmi accessi dalla passione sportiva di Carlo Cuomo, per tutti Carletto, dirigente dopo il suo passato di calciatore, l’avvento alla presidenza di Antonino Castellano che, in seguito riporterà il Sorrento in serie C in tandem con Franco Giglio e poi a un passo dalla B, prima di lasciare il timone per tre anni alla famiglia Gambardella di Nocera Inferiore. Dopo una passione iniziata in gioventù come tifoso, Castellano lascerà il Sorrento nel 2010, dopo vent’anni da presidente, un record per i colori rossoneri.

Una decade dopo l’altra, il volume di Buonarotti giunge fino ai nostri giorni.

Io l’ho letto tutto d’un fiato, le sue pagine mi hanno coinvolto. Sono certo che ogni lettore lo troverà interessante perché – va ribadito – i ricordi, le vicende, le storie, i protagonisti del mondo dello sport fanno parte della nostra vita e contribuiscono a scandire anche i tempi della vita personale e delle comunità umane, dalla più piccola (Sorrento e la penisola sorrentina) e le realtà più grandi (l’Italia, l’Europa, i cinque continenti). Dalle Olimpiadi dell’antica Grecia a oggi, forse non c’è fenomeno capace di unire e far condividere la vita sociale meglio dello sport.

Mi compiaccio con Pasquale Buonarotti per averci quasi preso idealmente per mano e guidati in questa «full immersion» nel mondo dello sport – non solo il calcio, ma tutte le discipline – sul filo delle emozioni e dei ricordi.

La memoria resta un patrimonio fondamentale anche nei tempi super tecnologici del Terzo Millennio.

Sant’Agostino ci ha lasciato questo insegnamento: «L’uomo riflette in piccolo la Trinità Divina: Dio è Padre, Figliulo e Spirito Santo; l’uomo è Memoria, Intelligenza e Volontà».

Sant’Agostino pose volutamente al primo posto la Memoria. Ecco perché, sotto questo aspetto, il libro di Buonarotti è importante: risveglia la nostra memoria con la sua «full immersion» nel mondo dello sport condotta senza porsi confini. Ha realizzato la sua idea di scrivere questo volume in maniera semplice, ma efficace, consentendo di sentirci lieti di partecipare al suo viaggio per avere Memoria degli eventi, della cultura e delle emozioni che lo sport ha regalato all’umanità, al mondo intero, non solo alla città di Sorrento e alla sua Costiera invidiata per la sua bellezza in Italia e nei cinque continenti.

Chiudo rivolgendomi all’autore in forma confidenziale: «Grazie, Pasquale: il tuo libro tramette al lettore la gioia che il mondo dello sport è capace sempre di tramettere a chi viene coinvolto in esso come praticante o come persona che segue con grande interesse i suoi eventi, i suoi risultati, i suoi protagonisti di ieri e di oggi. Grazie anche per il privilegio di aver potuto leggere in anteprima il tuo lavoro e di essere stato designato a presentarlo».

 

Prof. Antonino Siniscalchi

Giornalista de «Il Mattino»