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Brigantaggio Meridionale (Catalogo della mostra)

Brigantaggio Meridionale (Catalogo della mostra)

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Volevo intitolare la manifestazione della ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia “Liberati o conquistati?”, poi ho deciso di non farlo perché era un titolo troppo forte ed i più non ne avrebbero capito il senso, che non riveste un carattere polemico, ma solo di far conoscere la verità.

La storia, come si sa, è scritta dai vincitori e gli stessi, molte volte, occultano verità scomode. Dopo molti anni il popolo dimentica. Qualcosa resta, ma è come un sogno avvolto in una coltre di nebbia. Ancora oggi alcune persone anziane canticchiano delle strofe contro l’Unità: “Fior di mortella, fa vinì a Tranchella …” oppure “Garibald é jut' a guerra e chiappat e caraméll ...” delle quali non conoscono l'intimo significato.

Ormai, noi tutti siamo Italiani e non vogliamo né intendiamo tornare indietro nel tempo. Una cosa del genere si poteva far al momento. Ora vogliamo che si conosca la verità storica e che questa non dev’essere sola nostra, ma dell’intera nazione.

Vittorio Emanuele II e Cavour hanno usato Garibaldi e tanti altri per unire gli Stati dell’Italia geografica per farne diventare una, allargando il Regno di Piemonte non tanto e solo non per liberarci (eravamo liberi), ma per conquistarci. Il Regno delle Due Sicilie era uno degli Stati più ricchi e avanzati d’Europa e i poveri, nel Regno, erano abbastanza pochi.Tutti lavoravano.Tutti tiravano avanti anche se con molti problemi.

Da notare che le battaglie fatte da Garibaldi sono state solo alcune, con pochissimi morti sia da una parte che dall’altra, anche se i vincitori parlano di Calatafini come di una grande battaglia; lo stesso è successo al Volturno.

La vittoria è stata conseguita, si può dire, senza armi, ma con le promesse che Garibaldi non ha mantenuto, illudendo e deludendo gran parte della popolazione meridionale, come ha fatto Vittorio Emanuele II, che ha annullato tutto ciò che l’eroe nizzardo aveva sottoscritto.

A quest’azione il popolo del Sud si è ribellato e dopo poco più di tre mesi si è reso conto della beffa perché i soldi del Banco di Napoli furono trasferiti in altre casse, le migliori fabbriche dismesse e spostate al Nord, i tanti beni trasferiti in altri luoghi. Così pure il tesoro dei Borbone. Senza contare le razzie fatte alla Chiesa, che dava a censo i capitali dal 5 al 6 %; quando questi titoli furono requisiti, la percentuale aumentò di molto, se non raddoppiò. Le terre venivano date in enfiteusi alla terza generazione col patto di migliorarle e cedendo il 10 % del ricavato ai concedenti, così anche per le case. Il nuovo Stato unitario requisendo tutto divenne proprietario di tali beni, anche se al momento non esigè nulla; ci pensò a farlo il proprietario che all’asta comprava i beni requisiti.

Questi furono venduti al popolo; ma chi poteva permettersi la compra se non i ricchi? Tutto finì nelle mani dei potenti, dei nuovi borghesi che avevano odorato l’affare. Il povero contadino si trovò a condurre un terreno alla “mitiera”, cioè al 50% del ricavato e da padrone si ritrovò colono.

Scoppiò in tal modo il brigantaggio politico e sociale e molti contadini aderirono a questo movimento. Nessuno vuol negare che non pochi approfittarono del movimento e si comportarono da delinquenti, ma non fu così per tutte le bande. Il brigantaggio fu sconfitto con migliaia e migliaia di morti (non pochi estranei ai fatti ed altri addirittura bambini sotto i dieci e pure sotto i cinque anni), colpevoli di essere parenti di sospettati o di essere abitanti di luoghi notoriamente filoborbonici.

Verità che ancora oggi non si ha il coraggio di dire.

Ormai Casa Savoia non sta al potere. Chi ha comandato le esecuzioni non è più tra noi. Perché mio fratello che è al Nord non deve sapere cos’è successo? Perché il mio parente che abita a pochi passi da me non deve sapere cosa è capitato ai nostri avi? Perché a mia sorella che abita in Sicilia o in Calabria o in Puglia non dobbiamo dire la verità?

Ormai siamo tutti Italiani e ci sentiamo orgogliosi di far parte di questo nostro meraviglioso Paese, ma abbiamo pure l'obbligo di rendere giustizia ai tanti meridionali che hanno combattuto per il loro legittimo sovrano e alle vittime, consapevoli e non, di questa che è stata una vera e propria guerra civile tra italiani.

 

Giuseppe Barra

editore de "Il Saggio"