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Dirigere la scuola oggi: Tra Piccoli e Grandi Contesti

Dirigere la scuola oggi: Tra Piccoli e Grandi Contesti

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Una leadership partecipata e diffusa

Proporre una riflessione sull’azione del dirigente scolantico, richiamando l’importanza dei vincoli e delle opportunità del contesto in cui opera, rappresenta una chiave di lettura efficace per affrontare la problematicità di una funzione sempre più decisiva per garantire un servizio educativo di qualità. Bisogna, però, precisare che dal conferimento dell’autonomia in poi, il contesto scolastico è diventato sempre più complesso per la presenza di una molteplicità di variabili che lo caratterizzano. Si tratta di variabili che interagiscono tra loro attraverso relazioni non lineari ma circolari, tanto che si influenzano reciprocamente in modo continuo e dinamico perché evolvono e si trasformano insieme.

In presenza di relazioni sempre più imprevedibili e in continuo adattamento, appare evidente che qualsiasi contesto scolastico non è del tutto controllabile.

Con questa dimensione di cambiamento e di imprevedibilità deve fare i conti il d.s., chiamato non tanto ad applicare norme, ma a gestire relazioni umane, a far dialogare differenti punti di vista, a ricondurre ad unitarietà le tante differenze che agiscono all’interno di una comunità scolastica. Perché la gestione unitaria della scuola si realizza proprio attraverso l’integrazione dei ruoli, delle funzioni e delle attività, con particolare riferimento alla progettazione dell’offerta formativa, che presenta contenuti educativi ma anche risvolti organizzativi e di relazione tra organi collegiali e tra persone.

Il ruolo del d.s. si può qualificare, dunque, solo attraverso un insieme di azioni finalizzate alla gestione di un’organizzazione complessa che va dalla definizione della vision/mission, alla valorizzazione delle competenze professionali, al controllo in itinere e finale della qualità del servizio.

Come sottolinea M.R. D’Alfonso, particolarmente significativo è il rapporto del d.s. con il territorio, perché questi è figura di orientamento e di confine per promuovere alleanze e sinergie con gli utenti e gli stakeholder. La vera sfida che il d.s. deve saper affrontare è quella della progettazione partecipata e della rendicontazione sociale, finalizzata a far emergere la coerenza della mission rispetto alla vision, ma soprattutto tra la qualità progettata e quella realmente garantita. In tal senso, la sua azione si realizza attraverso la migliore utilizzazione di tutte le risorse disponibili, da quelle strumentali a quelle finanziarie, da quelle professionali a quelle culturali. Coordinare le risorse comporta, però, che siano ben chiari i processi da attivare, al fine di poter gestire e controllare le azioni e le procedure attraverso un management finalizzato a garantire efficacia ed efficienza all’organizzazione. L’azione di leadership fa, invece, specifico riferimento alla vision perché si misura con il cambiamento e l’innovazione che sono ambiti privilegiati di intervento dell’azione dirigenziale. Una leadership che non può più essere più solitaria ma deve diventare partecipata, diffusa, in grado di coinvolgere tutte le energie e le professionalità presenti nell’organizzazione. Se la mission si sostanzia, infatti, nell’organizzazione e nel management con l’obiettivo di gestire la complessità, la vision necessita di una forte connotazione di leadership plurale perché si confronta con gli orizzonti futuri che possono essere esplorati solo orientando le idealità e le motivazioni. Proprio nella costruzione di una vision condivisa emerge il valore di una prospettiva ologrammatica, a cui fa riferimento Maria Rosaria, all’interno della quale ciascun soggetto, pur essendo un particolare, racchiude in sé il multidimensionale della rappresentazione condivisa. In ogni caso, per affrontare la sfida della complessità in tutte le istituzioni scolastiche deve crescere una vera e propria cultura della responsabilità, intesa come miglioramento continuo, come impresa collettiva in cui ognuno sia capace e disponibile a fare la propria parte. Non più una responsabilità gerarchizzata (riferita essenzialmente agli adempimenti), tipica del sistema scolastico centralizzato, ma una cultura della corresponsabilità, praticata attraverso un processo di condivisione del progetto di lavoro, di una visione comune della funzione della scuola, all’interno della comunità professionale e nel territorio in cui essa opera. Perché l’autonomia valorizza il ruolo della scuola come impresa che ha la responsabilità di interpretare i bisogni formativi dell’utenza e di soddisfarli attraverso processi educativi di qualità, orientandola e coinvolgendola rispetto alla funzione ed al valore che la cultura assume nella crescita di una comunità.

 

Baldassarre Chiaviello