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The Perfect Immigrant: An Interview with Antonio D’Ambrosiov

The Perfect Immigrant: An Interview with Antonio D’Ambrosiov

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Ho conosciuto Maria Rosaria D’Alfonso a Roma alla Fiera del Libro. Ho colto subito in lei un intelligente interesse per la cultura globale, con uno “special focus” sull’uomo in tutte le sue problematiche esistenziali, che sono  svariate e complesse. Non mi sorprende dunque, a distanza di dieci anni, il suo interesse per il tema migrazione. Come “mamma Erasmus” ho personalmente vissuto la lunga e ardua battaglia per il riconoscimento degli studi internazionali, avendo io stessa fatto esperienza negli Stati Uniti con una borsa di studio Fulbright  presso la Columbia University.

Maria Rosaria è una “cittadina del mondo”, una donna che si è dedicata alla missione scuola prima come docente di Lingua e Letteratura Inglese e poi come dirigente scolastica in scuole di ogni ordine e grado, dal nord al sud d’Italia, dove ha curato progetti concernenti “La via italiana per l’integrazione degli alunni stranieri” ; inoltre, è una scrittrice, dotata di “insight” e  dell’animo nobile di chi nella scrittura non perde  occasione per proporre messaggi sociali importanti e insegnamenti di vita.

In questo libro dedicato alla figura di Antonio D’Ambrosio, che si presenta più nella forma di un saggio con la viva testimonianza di chi appartiene alla Storia Orale  in quanto testimonia in prima persona i fatti realmente accaduti, l’autrice coglie l’opportunità per descrivere, attraverso il nobile esempio di un italo-americano, prototipo del migrante audace e virtuoso, il fenomeno migratorio nella sua essenza. Perché si migra? Quali sono le cause e le concause? Chi è il migrante? Quali le sue aspettative di vita? Cosa  dovremmo tutti sapere in un mondo che vuole definirsi ormai  “Inclusivo”?

Purtroppo, non è difficile constatare come nella società odierna le politiche per l’accoglienza non siano sempre illuminate dalla consapevolezza interculturale e da quell’umiltà, acquisita magari sul campo, che deriva infatti dal sudore, dal sacrificio e talvolta dall’abnegazione, che ogni buon migrante conosce. 

Il testimone di questa storia è la voce di  molti che lo hanno preceduto e seguito nel raccontare di sé:  la lontananza dalla propria terra, il “coping” con un nuovo contesto, nel dover apprendere una lingua o più lingue straniere,  competere con la complessità di un nuovo sistema economico-politico-sociale e un nuovo clima, vivere lo sradicamento e la lontananza dalla propria famiglia e dalla propria terra, la solitudine e spesso la malattia e la morte.

Poter cogliere testimonianze in materia di migrazione e riuscire ad  interpretarle alla luce di moderne teorie è già un ottimo punto di partenza per poter risolvere l’annoso problema dell’Inclusione. Tutto sommato, ciò che si ritiene un problema si ridimensionerebbe se si considesse che il valore della migrazione è un valore inestimabile, imprescindibile, indiscutibile in quanto valore aggiunto e valore in sé.

Con questo desidero esprimere le mie congratulazioni all’autrice, la quale regala, con questa storia interessante e a tratti commuovente, la speranza a tutti quelli che, costretti a fuggire dalla propria terra, diventano spesso vittime di incomprensioni, pregiudizi e prevaricazioni.

Raccomando quindi la lettura del testo della D’Alfonso. Viva dunque l’emigrante-immigrante! Viva la Conoscenza in tutti i suoi colori! Viva Antonio D’Ambrosio e chi come lui, nel suo grande o nel suo piccolo, allarga i confini della Terra e rende il nostro mondo una realtà migliore.

Sofia Corradi

Pedagogista