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Ai tuoi piedi

Ai tuoi piedi

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Quando l’egoismo e la superficialità assumono una dimensione prevalente, la religione perde il suo significato esistenziale e Dio diventa indifferente.                                                   

La scarsa attenzione agli altri, alla sofferenza, agli istinti negativi, al dolore incontrato ad ogni passo, rivestono oggi una estensione universale, deformano l’uomo e lo allontanano da Dio.                       

 

Forse tutti abbiamo bisogno di lasciarci attraversare da un rinnovato sussulto di amore, di un controllo della nostra vita, per non chiuderci in noi stessi ed incontrare la vera fede.

 

Nessuno ha mai visto Dio (cf. Gv 1,18), nessuno lo vede, nessuno lo vedrà qui sulla terra, ma l’incontro con Gesù può aprire all’incontro con Dio. Perché Gesù, oltre a essere il Figlio dell’uomo, ha rivelato di essere il Figlio di Dio, inviato da colui che egli chiamava con piena fiducia e affetto “Abba, padre”. È guardando a lui che l’uomo di oggi impara a conoscerlo e ad amarlo fino a leggere in lui il Dio “altro”, un Dio spogliato di ogni potenza mondana, un Dio amante dell’uomo che chiama ciascuno a divenire umano. È un Dio che va cercato e incontrato nell’affamato, nel povero, nello straniero, nel malato, nel prigioniero (cf. Mt 25, 31 ss.).1                                          

Conoscendo di più Gesù, quindi, si incontra Dio e si giunge ad amarlo con tutto il cuore, l’anima, le forze, perché chi ama così ritrova l’unità di se stesso, la sua pienezza felice.

 

Scrive Papa Francesco: “… l’atteggiamento dell’indifferente, di chi chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, di chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui, caratterizza una tipologia umana piuttosto diffusa e presente in ogni epoca della storia. Tuttavia, ai nostri giorni esso ha superato decisamente l’ambito individuale per assumere una dimensione globale e produrre il fenomeno della “globalizzazione dell’indifferenza…”

                                  

È questo uno dei gravi effetti di un umanesimo falso e del materialismo pratico, combinati con un pensiero relativistico e nichilistico. L’uomo pensa di essere l’autore di sé stesso, della propria vita e della società; egli si sente autosufficiente e mira non solo a sostituirsi a Dio, ma a farne completamente a meno; di conseguenza, pensa di non dovere niente a nessuno, eccetto che a sé stesso, e pretende di avere solo diritti”.2                

 

Nel difficile cammino dell’uomo verso la comprensione dell’eternità di Dio, Maria, nostra madre, non ci lascia mai soli. Ci aiuta a guardarci tra noi in modo fraterno, insegna all’uomo postmoderno ad accogliere, proteggere i più abbandonati, ad aprirsi agli altri e percorrere insieme la strada stretta che unisce religioni e culture diverse.                                  

Il segreto della vita e della Fede dell’uomo è quello di scoprire l’orizzonte di Dio, usando in modo sapiente la propria libertà, per rendere migliore il mondo e se stesso.   

Ai suoi piedi”, oggi come ieri, il popolo dei credenti chiede protezione e il sostegno alla sua fede. In una società dominata da parolai che promettono illusioni, avidi di vita facile, Maria ci aiuta a guardarci in modo fraterno, a vivere secondo il Vangelo, “a bruciare tristezze, impazienze e rigidità di chi non conosce appartenenza”. 3

 

Il filone della poesia religiosa è parte integrante del programma culturale dell’ACIPeA, che, attraverso le sue molteplici attività, tenta di esplorare gli orizzonti del sacro del Terzo Millennio.                          

Nell’ultimo secolo si è potuto attestare che “Dio è morto”, secondo l’affermazione di Friedrich Wilhelm Nietzsche, silenzioso dinanzi alla tragedia dell’olocausto, fuggitivo ed indifferente verso il destino dell’umanità. Si è passati così dal silenzio di Dio al silenzio della poesia religiosa, ma nonostante queste ansie e domande diffuse su questo Dio introvabile, estromesso dalla vita dell’uomo, per effetto dei timori e delle insicurezze del nostro tempo, riaffiora la speranza.

Il messaggio che emerge, forte e deciso, trasmesso dai partecipanti a questo concorso di poesia, riflette il mistero dell’esistere e del morire. Permette di recuperare la memoria degli ideali, tensioni, disincanti che, in ambito religioso e oltre, hanno caratterizzato e caratterizzano il cammino dell’uomo.

 

 

Emilio De RomaPresidente di giuria