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GIOI passato e presente

GIOI passato e presente

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La storia non solo si scrive, ma si vive. Il presente libro si può considerare articolato sia sul valore dello scritto che su quello della vita. In questo senso viene valutato come il racconto di una storia, che, pur limitata, offre una valida opportunità ad una comunità territoriale, al fine di non costruire occasioni idonee alla profetica possibilità di poter ridurre conoscenze, vari desideri, sensibili osservazioni, modelli storici e personali, sia a livello di comunità popolare, che sul piano artistico in generale.

             Per affrontare le tematiche della storia di Gioi, a livello conoscitivo del suo passato, facendo riferimento anche alla necessità del presente, sembra offrire una intensa opportunità ai ricercatori, ma nello stesso tempo è pericoloso, perchè si corre il rischio di ridurre la storia ad un senso quasi storico-romanzesco, per cui si rende necessario metterlo in evidenza al fine di liberarsi da ogni pregiudizio sia sfavorevole, che bloccherebbe negativamente il passato, sia favorevole, che sarebbe un modo di apprezzare positivamente il racconto di un presente tante volte ammalato di piacevoli raccontini.

             Di Matteo Giacomo, invece, ha cercato di valorizzare un passato specifico di Gioi, articolato in modo tale che ha compiuto un tentativo di volere ripresentare una storia del suo paese nativo, verso cui nutre un particolare attaccamento personale, che non solo non intende eliminare o ridurre, ma compie un intelligente momento descrittivo per renderlo un'immagine indimenticabile, dotata di una bellezza eccezionale, che col passar del tempo non diventerà mai un "fiore" secco, ma conserverà sempre il suo "profumo" originale e veritiero.

            Tante persone, non solo della bella Italia, ma sopratutto anche dei paesi esteri, compiono il loro percorso culturale-turistico, che li spinge a visitare i vari tesori artistici di Gioi, che viene valutato come un ambiente territoriale, tale da riuscire a conservare la sua grandezza artistica, storica e culturale.

            Il passato di Gioi nella sua struttura materiale e quindi architettonica, è indistruttibile e insostituibile. In quanto realtà costruita alla luce del pensiero, della natura, dell'agire di un determinato mondo umano del tempo irripetibile del passato, si può anche pensare ad un futuro da inventare e da scrivere in tutti i modi, ma senza alcun dubbio il passato resterà incancellabile.

             "Ci sarà sempre una penna per scrivere il futuro, ma non ci sarà mai una gomma per cancellare il passato". E' un aforismo attribuito ad A. Einstein, che si può applicare con sentimento e verità alla realtà architettonica e panoramica di un mondo visibile, che pur soggetto a leggi relative e quindi ripensabili, tuttavia alla luce della memoria, ravvivano il senso immaginario e quindi una storia che si fa scrivere.

             Di Matteo, nelle prime venticinque pagine del suo testo, in occasione di un suo particolare momento di osservazione in Piazza Castello, termina, descrivendo la sua interiorità, posando lo sguardo su una limitata realtà e dice: "all'improvviso lo stupore, la nostalgia, i ricordi, formarono un grosso nodo alla mia gola e il cielo "vuoto" mi sbalordì, mi venne spontaneo scrivere poco dopo quali sensazioni e sentimenti avevo provato". Una poesia prodotta "in quindici minuti", intitolata Ai due olmi, manifesta come il senso storico-artistico-naturale può usufruire dello strumento letterario poetico per ravvivare il presente con l'intramontabile passato.

             Il valore delle persone, che hanno contribuito ad arricchire la storia di una comunità locale, può costituire un momento temporale da non dimenticare. Di Matteo ha creduto opportuno di scrivere una seconda parte del suo libro, citando una serie di personaggi, quasi tutti da lui personalmente conosciuti, perché vissuti nel ventesimo secolo.

            Senza alcun dubbio, egli intende affermare che hanno tutti consegnato la propria esistenza ad un tempo presente, che egli vuole fare conoscere come un momento di vita straordinaria, fondata sull' agire dell'autenticità, su una meravigliosa impronta culturale, alla luce di una operatività consumata su una responsabile capacità di scelta, su una volontà decisiva, obbligata unicamente dal rispetto della libertà, su una formazione umana, culturale, artistica, religiosa, il tutto come una testimonianza di completezza, a cui tutti dovrebbero fare riferimento per gestire il cambiamento della società attuale.

            Naturalmente si tratta di un numero di personaggi, che non solo non esauriscono la loro totalità numerica, ma molto variegata nella loro conoscenza che trova maggiore espressione nel rapporto amicale tra l'autore e il soggetto descritto.

            "E' importante che ognuno faccia parte della nostra memoria storica", ha scritto l'autore a pagina ventisei. E' vero che la memoria storica non deve assolutamente essere limitata, ma un presente, indipendentemente dalla sua estensione, costituisce sempre un valido e reale contenuto, che non solo si trasforma in passato, ma contribuisce a gestire i processi di trasformazione verso un futuro pensato e voluto alla luce della grandezza operativa.

            Mi corre l'idea, del tutto sulla base della razionalità, che la contemporaneità, in tutti i settori, viene definita con una serie di parole enigmatiche, che possano permettere una distinzione tra presente e futuro realizzata con il sostegno della velocità.

            "I personaggi importanti di Gioi", ricordati da Di Matteo, vengono affidati globalmente alla loro "fama" acquisita "nel tempo e nello spazio", come da lui affermato, anche se la loro vita reale è semplicemente sfiorata.

            Si può comunque riconoscere a Di Matteo che il suo lavoro merita apprezzamento, in quanto il suo personale impegno offre alla ricerca futura elementi certi, che potranno essere valutati e soprattutto arricchiti da una presenza documentaria, in cui soprattutto alcuni personaggi ricordati hanno inciso il frutto incancellabile della loro attività.

            Naturalmente mi astengo dalla possibilità di valutare i singoli momenti dell'opera, che sarebbe per me una opportuna occasione per esprimere una personale e ricca conoscenza che ho cercato sempre di approfondire, perché è auspicabile che tutti gli scritti su Gioi diventino oggetto di studio nelle scuole.

            Gioi passato e presente costituisce una sintesi apprezzabile di diversi momenti e con riferimenti dignitosi e spesso incitanti a stimolare anche l'intervento di coloro che, addetti alla conservazione, soprattutto artistica, dovrebbero assicurare un 'attività continua di autentica conservazione.

            Ci sono stati degli anni in cui la politica amministrativa ha creato quasi un abbandono distruttivo, tale da suscitare un rammarico e un dispiacere causati da uno spirito di poca sensibilità intellettiva.

             Gioi di oggi strutturalmente non si presenta nella sua completezza medievale o settecentesca, tuttavia è amato e apprezzato come un paese degno di essere visitato e approfondito.

            Man mano che si passa nelle diverse località e strutture esistenti e, in modo particolare in quelle indicate da Di Matteo, oltre ai sentimenti di apprezzamento, ci si pone tante domande in attesa di risposte culturali e storico-artistiche.

            Non da trascurare sono le rappresentazioni fotografiche di alcuni oggetti. Essi sono ancora una volta stimoli e incitazioni al mondo umano gioiese attuale, che, per rinvigorire la forza della memoria del passato, su cui cade spesso il colloquio tra amici, apre la visione su ruderi che stimolano il senso del lamento.

            Meravigliosi sono i resti delle torri, del castello, di qualche portale e di tanti altri gioielli del passato. Naturalmente sarebbe stato un fatto ancora più ricco e incitante vedere tante altre meraviglie presenti nella storica realtà del paese, ma il sintomo intelligente di Di Matteo ha rettamente proporzionato alcuni elementi.

            Le esigenze della popolazione attuale, pur dimezzata rispetto al passato, credo che costituiscano sempre gli elementi più complessi per dare spiegazioni maggiormente veritiere alle sue caratteristiche antropologiche. Che, essendo naturali, non potranno mai essere dimenticate.

Guglielmo Manna