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Gocce d'amore dei Clemente nel tempo. La nostra storia.

Gocce d'amore dei Clemente nel tempo. La nostra storia.

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Morbide linee di ancestrali percorsi si stendono su pagine bianche, macchiate di inchiostro, dove scorrono i ricami del tempo, in delicate trame di Vita e di Amore che si intrecciano alle mie dita che, leste, corrono tra le righe a ricercar nostalgico sollievo, fra le parole, che come frecce ritornano all’arco… non per ferire, ma proteggere ciò che al cuor è dato custodire con benevolo sforzo.

E così, intenta a concedermi placida lettura di un libro amico, mi siedo dall’altra parte del cuore, su una sponda di cielo libero, per scorgere, da un minuscolo punto di orizzonte perdonato, grappoli arditi di occhi che mi guardano da una virgola di silenzio, rotto da parole, e mi chiamano da quelle trame lontane che lente catturano il mio sguardo naufrago.

Riconosco, nei suoni e nelle immagini di quegli occhi che si fan parola, il colore sulfureo di albe coralline, ancora tiepide di diffuse sofferenze che, tuttavia, non ne hanno intaccato l’innocente albore e, mentre io parlo con loro, in una confidenza nuova che quasi mi sorprende, una luce soffusa si espande e mi fa da guida, portandomi fin sulla bocca di una sorgente di acqua cristallina dove quegli occhi e quelle parole si incontrano e prendono forma nell’armoniosa semplicità di un uomo, cordiale e gentile, che fra i rintocchi di ore, rincorre gocce di inchiostro per nutrire bocche di calle che si schiusero all’esilio del tempo.

È la luce sibillina di un poeta che quel tempo rende immortale, rompendo l’indugio al silenzio distratto del cuore, aprendone le infinite stanze, dove tesori incontaminati, avvolti da stole di candida purezza, sono custoditi nella roccaforte del pensiero … che diventa memoria.

Ed io, sono qui, tra le pagine di quelle stanze che Cosimo ha aperto per noi per mostrarci le sue emozioni senza lucchetto e donarcele con la gratuità che solo la legge del cuore conosce e conserva… e mi sento in un afflato di morbida accoglienza… tra i suoi ricordi che diventano la mia dimora.

Sfogliando ad una ad una quelle pagine, rimbalzando da un rigo l’altro, trovo nelle sue parole affacci di straordinaria e semplice verità, quella verità che assurge a valore e diviene corollario irrinunciabile per la vita di ognuno e che trova la sua fondatezza nell’indeclinabile passione che Cosimo applica nella ricerca e nella ricostruzione storica delle proprie origini per identificarsi in un’unica, inossidabile radice e, ritrovare così, quel sentimento di appartenenza che dona all’uomo il senso dell’esistere.

E, soffermandomi su questa traccia che diviene corsia preferenziale della mia lettura, mi addiviene l’obbligo di una sosta che mi porta a riflettere sul valore della semplicità dell’autore che, con spirito certosino, ricostruisce, senza risparmiarsi, la propria storia e quella di un’intera famiglia. Una semplicità che diviene forza conclamata quando in lui emerge l’orgoglioso spirito del sentimento di appartenenza che si snoda attraverso la ricomposizione dei legami parentali, antichi e nuovi, e che vive nel pieno della sua coscienza, divenendone essenza. E, calandosi, negli anfratti del passato, percorrendone i sentieri per entrarvi, tornando indietro per restituire ciò che vi ha ricercato, egli dà finalmente voce al silenzio della storia e lo fa con l’autorevolezza e la dignità di un padre, con la devozione di figlio, con l’amore di un discendente che vuol donare alle giovani generazioni l’orgoglio sano di un ‘appartenenza, affinché nulla di ciò che è stato possa essere ingoiato dalle fauci dell’oblio… ma germogliare come seme vivo di continuità.