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Tra le pieghe del cuore

Tra le pieghe del cuore

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Tra le pieghe del cuore si impigliano molte cose e sono pochi i modi per tirarle fuori. La scrittura, però, ci riesce. Ma non è sempre facile, come afferma anche Teresa Fabiano in questo libro: “Non è sempre facile scavare con onestà dentro noi stessi ed esprimere ciò che siamo attraverso la scrittura”.

La scrittura è un coltello che possiamo usare per scavarci dentro, un po’ come lo era Myriam per Yair in “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman. Ma se Yair per scavare dentro se stesso aveva bisogno di un’altra persona, con la scrittura possiamo farlo anche da soli, servendoci semplicemente di una penna e un foglio o di uno schermo e una tastiera.

Ma non tutti hanno il coraggio di prendere in mano questo affilato coltello e incidere la carne viva della propria interiorità. Ecco perché penso che gli scrittori siano, prima di ogni altra cosa, delle persone coraggiose.

Lo è di sicuro l’autrice di questo libro, che ha avuto il coraggio di fare quell’incisione e di scavare a fondo per poi mettere nero su bianco le parole che durante questo scavo sono emerse fuori.

“Tra le pieghe del cuore”, oltre a essere un resoconto di questo scavo introspettivo, è un tesoro di lezioni di vita. Come si può capire già solo dando un’occhiata all’indice e ai titoli dei sedici capitoli, i temi trattati da Teresa sono tra i più rilevanti e universali. Sono questioni che ci toccano tutti, e a cui non ci si può sottrarre. Sono le questioni principali con cui noi esseri umani abbiamo a che fare da sempre e che ci rendono tali, ossia umani.

Tra le lezioni contenute in questo libro, quella che mi sta più a cuore è quella di vivere a pieno la vita e di godere di ogni istante. Per dirlo con le parole di Teresa: “Vivi la tua vita godendoti la semplicità di quello che ti accade, circondati di persone positive e sappiate accontentarvi delle piccole cose.”

Teresa racconta di come il solo ascoltare il canto degli uccelli o percepire il proprio respiro riesce a calmarla e a scacciare via dalla sua mente ogni pensiero o ansia. Le piccole cose, dunque, sono accessibili a tutti, sono il nostro respiro, sono gli alberi a cui passiamo accanto tutti i giorni ma a cui non prestiamo quasi mai attenzione, è l’uccello che si è posato sul davanzale della finestra da cui crediamo di non avere abbastanza tempo per fermarci a guardare.

“La vita ci insegna a essere forti” è il titolo di uno dei capitoli di questo libro, nonché un’altra delle lezioni principali che Teresa trasmette attraverso questa sua opera, esortandoci a non crogiolarci nel dolore e a non rassegnarci al fatto che è una condizione quasi inevitabile dell’essere umano. “Siamo noi a decidere come affrontare la vita e gli ostacoli che ci vengono posti. Se riuscissimo a cambiare in meglio, potremmo avere la possibilità di godere dei frutti e di quello che abbiamo seminato” scrive Teresa, ricordandoci del grande potere che abbiamo.

E ora torniamo di nuovo a lei: la scrittura. Mi sono piaciute molto le riflessioni a proposito della scrittura contenute in questo libro. La scrittura come liberazione, come sfogo, come amica, l’unica davvero fidata. La scrittura come unica ancora di salvezza insieme alla famiglia. E, infine, uno dei pochi modi che l’essere umano ha per essere immortale.

 

Miriam Santimone

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