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Una tela di ricordi. Pasquale Coseglia, cittadino italiano, nato il 1924 a Valle dell'Angelo (SA), deportato e internato nei Lager nazisti 1943-45

Una tela di ricordi. Pasquale Coseglia, cittadino italiano, nato il 1924 a Valle dell'Angelo (SA), deportato e internato nei Lager nazisti 1943-45

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Questo libro nasce da un timore e da un desiderio.

Il timore di un sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti che, alla fine della guerra, torna a casa sua, tra la sua gente e crede che nessuno, ormai, voglia più sentire parlare di quelle terribili vicende e che tutti, lui compreso, vogliano lasciarsi alle spalle ciò che è stato e quei tremendi ricordi.

Pasquale Coseglia, classe 1924 è uno di quei giovanissimi soldati che partono per la guerra, destinazione Pola, nell’Istria allora italiana, quando ormai le sorti del conflitto sono già segnate. Avrebbe, forse, potuto sottrarsi a tale obbligo e aspettare che gli eventi facessero il loro corso. Ma è un ragazzo candido, dotato di senso del dovere e rispettoso delle regole che gli vengono imposte dalle autorità. Così, una mattina di Agosto 1943, dopo aver ricevuto la famigerata cartolina precetto, parte dal suo paesino d’origine, Valle dell’Angelo, in provincia di Salerno, situato nelle valli del monte Cervati, oggi cuore del Parco del Cilento, che era stato, fino a quel momento, tutto il suo mondo e che fa da sfondo alla prima parte della sua vita, quasi un personaggio principale di tutti i suoi ricordi giovanili.

Comincia a questo punto il racconto delle sue tremende esperienze che si snodano sempre più complesse e terribili: un ragazzo non ancora ventenne che viene scaraventato, dalla pace delle sue montagne, alla spaventosa realtà dei bombardamenti, conosciuti già sul treno che lo portava alla sua destinazione, fino alla prigionìa in campi di concentramento tedeschi, come soldato italiano all’indomani dell’armistizio del generale Badoglio.

Al ritorno nel suo piccolo paesino questo ragazzo tenta di riprendere in mano le fila della sua vita ma la guerra non è finita. E’ dentro il suo corpo, segnato profondamente e martoriato dalle terribili privazioni e sofferenze subìte e, soprattutto, è dentro la sua anima che non sa liberarsi dagli angoscianti ricordi di chi ha sfiorato le camere a gas e, più volte, la morte. Così, come è successo a molti altri sopravvissuti che raccontano le stesse reazioni di fronte a tali ricordi, anche il mite Pasqualino cerca di seppellire dentro di sé tutta quella sofferenza. Il timore che nessuno voglia più sentire parlare della guerra diventa in lui angoscia mortale, fino alle lacrime, qualora qualcuno della sua famiglia, compreso la sottoscritta, cerca di fargli raccontare ciò che è stato. Per tanti anni tutti ci siamo fermati davanti a quel dolore che traspirava dai suoi ricordi che ci venivano raccontati episodicamente, a sprazzi, ma che poi venivano frettolosamente richiusi nel baule della sua memoria. Angoscia, dunque, e timore erano i sentimenti che albergavano, per lunghissimo tempo, nella sua anima di fronte a questi ricordi.

Con l’avanzare dell’età, però, e soprattutto quando quell’ex ragazzo ha potuto vedere l’attenzione che l’intera comunità riservava agli ormai pochi sopravvissuti di quegli orrori, fino al riconoscimento delle sue sofferenze attraverso la medaglia d’onore da parte della Presidenza della Repubblica Italiana, quel timore si è trasformato in desiderio. Si è fatto strada in lui, sempre più pressante, il desiderio di lasciare la sua testimonianza “a chi vuole ascoltare”, come ci ha detto lui stesso. Allora, ai figli e a noi nipoti, ha fatto richiesta di aiutarlo a mettere ordine nel suo racconto, di essere i suoi testimoni mentre tratteggiava la più importante “tela” dei suoi ricordi che, proprio come i quadri che ama dipingere, prendeva forma e affiorava dal tunnel, per troppo tempo rimasto al buio, della sua memoria.

Ed ecco, a disposizione “di chi vuole ascoltare”, la storia del nostro Pasqualino.

La nipote Lina Coccaro Mazzeo

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