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Homo Sum… Ego Sum…

Homo Sum… Ego Sum…

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Questa non è la comunicazione di intenzione di ricerca, ma un discorso ex cathedra su “chi fai? ... Ppicchi fai? ... Chi bellu spiuni ca sini! ... Impiccione e spione? Fatti i fatti tuoi!”

È la scrittura e lettura di una lezione che dura un’ora.

Non ritengo indicare nemmeno la bibliografia, la fonte, la sorgente alla quale mi vado ad abbeverare, perché è tutto nella memoria, che trasferivo, ieri, in quella dei ragazzi ed, oggi, in quella del computer o sul foglio.

Gli autori citati erano già presenti con il loro contenuto.

Ascea, febbraio, 2016

L’Homo sum… mi ha accompagnato nel corso dell’attività di insegnante e dello stare in mezzo alla gente, anche per effetto dell’impegno politico vissuto nel mio paese.

Spesso, anche a scuola, mi sono trovato a cercare strumenti per tenere impegnata la classe, quando me la sentivo sfuggire dalla partecipazione all’ascolto, ed, allora, dovevo sempre trovare espedienti di interesse comune e ciò mi è stato facile, perché sono riuscito a coinvolgere gli alunni.

Un giorno, la classe fremeva per una partita di calcio giocata male ed io intervenni con:

 Mi meraviglio che voi discutete di una banalità e non di questo palazzo in costruzione che si alzerà di fronte a questa Scuola, fino all’ottavo piano, e ci toglie l’aria che respiriamo!

 Ma si può fare? – uno.

 Perché uno non può fare quello che vuole!? – l’altro.

 No! Ci sono cose che si possono fare e cose che non si possono! ... In una società civile ci sono dei parametri… delle leggi che vanno rispettate… vanno discusse… ed anche denunziate per quanto vengono evase… Vedete! ... L’uomo nasce con l’istinto di avere e possedere tutto! ... Dice il bambino, appena pronunzia bumbu, ma… mamma… papa…. Papà… è mio… lo voglio… non me lo dai e piango! ... Per disciplinare questo istinto è nata la esigenza di scrivere il corpo del Diritto Privato, che scrivo con iniziale maiuscola per considerarlo come persona reale e distinta che sta in mezzo alle due stesse persone che vogliono in modo esclusivo il mio! ... il fatto loro

 Allora noi dovremmo essere degli spioni! ... essere tutti carabinieri… denunziare proprietari e costruttori!?

 Sapere se le leggi lo permettono; e, se è abusivo… denunziare e contestare… e non tacere perché ci dobbiamo fare soltanto i fatti nostri!

 Bisogna fare gli spioni?

 No! ... Sapere… perché sono un uomo e ciò che è dell’uomo mi appartiene! Viviamo in una società civile, non in uno stato di natura, brado! Diceva Zenone…

 Lu Zillusu!?

 L’omu ca nu’ tinia vrinna int’a lu cilivrieddu, ma sali e gnegnera:

 

Non dobbiamo vivere in città e demi, separati da norme diverse di giustizia;

ma considerarci uomini tutti condemiali e concittadini, con una sola vita ed un sol gregge che bruca unito in un pascolo comune. Pensiero attribuito a Zenone da Panezio nei Doveri.

Allora la classe si apriva sul comportamento del cittadino ed io mi tuffavo nel parlare degli enti inter o super comunali e sentivo mormorare di comodità, non comunità, perché erano comunità di comodo di questo o l’altro consigliere comunale o delegato in qualche ente per manipolare a suo piacimento.

Allora il parlare di fatti e misfatti significava fare educazione civica!

Poi, in un collegio di docenti, si parlava di aggiornamento professionale ed un prof. collega propose subito di metterci in contatto con l’ISPES e chiederne programma e tempi di azione; ed io, tra timore e sfida, riuscii a proporre di farlo da noi stessi su temi che rispondessero ad interessi collettivi, locali e regionali.

 Bene! – il prof. Vincenzo Ferrazzano di felice memoria – io approvo! … Ci sono tanti temi locali che potrebbero essere oggetto di educazione civica! ...

 Io ne propongo due: “Sant’Antonio r’Austu”, in dialetto locale, allo scopo di stabilire un rapporto tra lingua e dialetto e correggere gli errori di cultura; e quello dell’ «homo sum, humani nil a me alienum puto» di Terenzio, per trattare il tema dei rapporti sociali e la compartecipazione nella comunità civile.

 

L’amico prof. Vincenzo Bruno mi appioppò il soprannome di Homo sum!

Ne fui felice!

In quegli anni, era stato pubblicato Il Giorno della Civetta di L. Sciascia ed il tema dell’omertà campeggiava sui banchi della scuola e nelle discussioni tra colleghi.

Fu una trovata brillante! Per due anni, facemmo aggiornamento professionale su “Sant’Antoniu r’Austu” ed “Homo sum…”! Poi sulla cultura e civiltà cilentana.

Tralascio le diatribe sui temi di spione, ficcanaso ed argomenti da ventulera di vicinato… perché il tema sociale è interessante e ci fa sentire i problemi degli altri come nostri.

Ascea, inverno 2010

Antonio Rizzo

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