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L’uomo che non conosco (Chi pecora si fa … il lupo se la mangia)

L’uomo che non conosco (Chi pecora si fa … il lupo se la mangia)

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Le radici della violenza: la ricchezza senza lavoro, il piacere senza coscienza, la conoscenza senza carattere, il commercio senza etica, la scienza senza umanità, il culto senza sacrificio, la politica senza principi.

(Mahatma Gandhi)

 

Lette in questo modo le storie di ordinaria (e, purtroppo, quotidiana) violenza che si consumano sotto occhi ormai talmente assuefatti da non provare il benché minimo moto di intima ribellione sono storie che si ripetono uguali a sé stesse ed il cui minimo comune denominare è l’assenza, la privazione, la mancanza. Quel “senza” che priva ogni valore della sua essenza, che limita, che taglia, che nega che annienta ed annichilisce non solo la vittima ma anche il carnefice, riducendo tutto all’assenza totale di principi. Ed è questa la sintesi di tutto: di fronte al niente la violenza diventa la ragione di chi ha torto e si perpetra nel tempo attraversandolo banalmente e trasversalmente oggi come ieri, ieri come oggi. A subirla, a patirla sempre i più deboli, esseri che non hanno voce per gridare la loro sofferenza che è resa ancora più insopportabile perché, troppo spesso, inflitta nel nome del padre per diritto, del figlio per amore e di qualche spirito (che di santo ha ben poco) per infamia. Esseri osannati come madonne e bruciati come demoni. Padroni di quell’oscuro segreto che è la vita e per questo forti della sua stessa immane forza, ma, forse proprio per questo fin dall’antichità ed addirittura dai grandi pensatori della stessa, umiliati e ritenuti solo di poco superiori agli animali. Esseri ai quali per ipocrita riguardo si è voluto dare l’appellativo di padrona, signora, sovrana; ma solo nel nome la DONNA è stata ed è considerata tutto questo.

Non si dice nulla di nuovo sostenendo che quelle che tra di loro riescono a conquistare posizioni di maggiore importanza lo fanno a costo di grandi sacrifici e di grande fatica dovendo sostenere il peso dei più disparati impegni. Non è certo una scoperta recente il moltiplicarsi dei carichi di lavoro di quelle che, tra esse, intendono fare carriera pur vedendosi molto spesso scavalcate da meno competenti esponenti dell’altro sesso. Storia vecchia è il sacrificio di quante vengono sempre più spesso immolate sull’altare delle più disparate crisi e non certo perchè meno produttive. Antichissimo il fardello di soprusi, violenze e umiliazioni.

Tutto questo è ben sintetizzato nel libro di Anna. Donna che racconta la storia di donne. Donna che vive e opera in un contesto maschile e maschilista ma che, per fortuna, non ha perso le caratteristiche connotazioni della femminilità grazie alle quali riesce magistralmente a prendersi cura di quanti le sono affidati senza dimenticare e venir meno ai suoi impegni di moglie e madre che la vedono, in prima fila, a lottare senza risparmiarsi. Con slancio, altruismo e generosità interpreta i suoi ruoli cimentandosi, da ultimo, nella nuova esperienza di scrittrice regalandoci storie che nella loro semplice complessità non possono non spingerci a riflettere e magari ad uscire da quel silenzio che inevitabilmente ci rende pericolosamente complici.

 

1 di padrona di casa

2 signora, sovrana, regina, imperatrice

3 moglie, sposa

4 donna amata

 

Dott.ssa Rita Romano

Direttore dell’ICATT di Eboli

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