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Scalando il Cielo 2

Scalando il Cielo 2

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Vuole farci scalare il cielo il dott. Giuseppe Melchionda attraverso le sue “Liriche evangeliche”. E’ questo, infatti, il compito di ogni cristiano il quale, mediante il Battesimo, è chiamato per sé stesso e per i fratelli a percorrere le vie che conducono a Cristo e, dunque, al cielo. La via preferenziale che il credente è chiamato a percorrere per raggiungere questa meta è il Vangelo perché, attraverso la conoscenza e la meditazione di Esso, l’uomo cresce nella sua spiritualità e permette al suo animo di avvicinarsi a Dio. Questo è l’intento del testo che ci accingiamo a “meditare”.

L’autore, attraverso i suoi scritti, in questo caso la poesia, vuole indicarci un possibile percorso interiore tracciando un reale cammino che, per quanto immanente, ci apre al Trascendente, per quanto basso ci conduce verso l’Alto, per quanto umano ci impegna ad una vera spiritualità. Peppino, dall’alto del suo intuito creativo, attraverso una maturità di fede raggiunta mediante l’esperienza ecclesiale cresciuta e sviluppatesi nelle file dell’Azione Cattolica, nell’impegno proficuo per il bene della famiglia e della comunità ci offre la possibilità di delineare questo percorso e per quanto possibile, affrettarci ad intraprenderlo.

Il Vangelo così annunciato e vissuto ci permette non soltanto di vivere in sintonia con Gesù ma di essere protagonisti di un itinerario rinnovato, di essere inseriti in un cammino vero e sincero verso Cristo il Quale non ci tratta da servi ma da amici e questo ci permette di considerare che tutti, ma proprio tutti, siamo amici di Dio e vivere con serenità la propria figliolanza divina.

Nessuno è avulso dal sentire ciò che Giuseppe Melchionda sente nel suo animo di credente e che esprime con il suoi carmi e attraverso i quali ci permette di entrare in un ordine nuovo di creature di fronte al proprio creatore. Viene da chiederci cosa ha spinto l’autore a presentare oggi quest’opera? Il sentire questo Dio presente nella propria esistenza, nei giorni lieti e tristi della vita, una esperienza forte che non tiene gelosamente per sé ma che ci comunica in versi permettendoci, in questo modo, di avvicinarci all’Assoluto. Ce lo permette il suo coraggio di ascoltare la Parola, un Dio che parla all’uomo e crea, con lui, un dialogo incessante che gli permette di essere vero uomo. Un uomo che talvolta crede di essere tale soltanto perché genera figli ma che, poi, non si preoccupa che questi crescano da veri uomini forti, coraggiosi, leali facendo un vero percorso di fede. Se generiamo, nell’ascolto quotidiano della Parola di un Dio che si fa presente nella nostra storia, figli che sanno, sul nostro esempio, ascoltare e mettere in pratica i dettami di Dio.

Grazie, caro Peppino, per averci indicato questo percorso possibile non soltanto con i versi che hai scritto, ma con gli esempi di vita. Te ne siamo grati perché ci consegni una pagina della tua vita che poteva rimanere nascosta, segreta nella tua sola esperienza di fede e che, invece, vuoi condividere con noi rendendoci, così, partecipi non solo della tua interiorità ma, soprattutto, della tua spiritualità. In questo contesto sociale e storico-culturale c’è proprio bisogno che qualcuno ci richiami ad una esperienza forte di spirito, che ci richiami ad una vita battesimale più intensamente vissuta perché anche noi, facendo la tua stessa esperienza, possiamo scrivere il nostro incontro con il Signore facendone beneficiare anche i nostri fratelli.

 

Don Martino Romano

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