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Le mie ginocchia sbucciate

Le mie ginocchia sbucciate

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A volte, con fatica, redigo una presentazione e, a volte, la leggiadra penna scivola sul foglio di carta e le parole escono fluide dalla mente.

Questo accade per ciò che si legge e per ciò che l’autore trasmette all’ignaro lettore. Il lettore, fortunatamente, non sempre e non in questo caso, è una cavia; lo si stritola, lo si costringe a leggere passi illeggibili. Ognuno di noi si è trovato, almeno una volta, a leggere dei libri che non ha mai terminato. Libri che non stuzzicano la curiosità e nulla ti trasmettono.

Quando mi è capitato ho rimpianto quei fogli bianchi sporcati dall’inchiostro costretto a marcare un foglio inconsapevole, che mai sarà toccato da mani amorevoli e carezzevoli per voltare le pagine.

Gaio è quel libro i cui fogli saranno sfiorati con delicatezza e che materialmente sarà riposto in biblioteca, perché rimarrà vivo nel cuore del lettore.

Uno di questi si può considerare il libro di Amedea Lampugnani.

L’ho letto con attenzione in ogni sua parte e l’Autrice, con maestria, è capace di accompagnare per mano, chi si appresta a leggerlo, tra i suoi ricordi vivi e tersi come non mai.

Da questi “ricordi”, composti da poesie e racconti, si legge chiaramente la nostalgia del periodo dell’infanzia e, poi, della giovinezza.

Amedea Lampugnani è una persona limpida che vive alla luce del giorno, senza nascondere nulla, sincera nel parlare e nei modi, garbata, educata e vera con il prossimo; non nasconde le perplessità, esponendo i suoi sentimenti, sia positivi che, anche se pochi, negativi.

Le sue opere lasciano trasparire ciò che ella è; non nasconde nulla, perché non elabora poesie artefatte, ma poesie dettate dal cuore. Voglio far notare il grande amore che Amedea ha per la sua Terra: quella del Nord, e per l’altra sua Terra: quella del Sud.

È naturale e normale che una persona ami la Terra dove è nata e cresciuta.

Per Amedea è naturale anche amare la Terra dove vive.

Ella è nata in un paese dal clima freddo, ma caldo di cuore e, oggi, rivolge il suo amore verso il Cilento, tant’è che se non avesse un accento diverso dal cilentano, si potrebbe definire una cilentana vera, anzi, ama più lei questi nostri luoghi che gli indigeni stessi.

Le poesie dedicate al Cilento possono ampiamente essere usate per uno studio sull’antica Lucania; conosce la vita degli abitanti e non solo quelli di San Martino Cilento o di Laureana,  ma di ogni luogo dell’Alto e Basso Cilento.

Conosce il dialetto e gli usi degli abitanti.

Da studioso di storia locale, non guardo la parte letteraria, pur sapendo, comunque, che Amedea è attenta all’argomento, ma guardo principalmente al contenuto e ai messaggi, sia delle poesie, che dei racconti. Ebbene, posso davvero asserire che questo libro è ben fatto e quando sarà tra le mani dei lettori, che avranno avuto il coraggio di leggere la presentazione, allora, credo che saranno d’accordo anche con quest’ultima mia affermazione: Amedea Lampugnani è un’autrice che con tanta generosità ha donato a tutti noi i suoi sentimenti, rimasti segreti fino ad ora;  noi per ringraziarla di questo dono, teniamo gelosamente con noi ciò che leggeremo e nello stesso tempo condividiamo e divulghiamo il suo amore per il Cilento.

 

Giuseppe Barra

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