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Traguardi di luce

Traguardi di luce

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Codice Prodotto: 00297
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Ci sono sogni coltivati con passione e perseveranza che si avverano ed altri che son destinati a rimanere tali e a non vedere la luce della realizzazione. I primi sono pochissimi, i secondi assai numerosi ed i tanti miei appartengono a quest’ultima categoria ma pur consapevole della loro ineffettuabilità non ho mai smesso di inseguire l’illusione che uno di essi, il più ostinato, rincorso con una testardaggine a dir poco inconsueta, possa un giorno recidere la stringa dell’inconsistenza e lasciarsi afferrare dall’accattivante e non impossibile prospettiva della effettuazione. Il sogno ambizioso che non lascia spazio alla requie e che non vuole proprio venir meno lentamente fino alla rinuncia è una struttura nel mio paese, anche se modesta, destinata ad accogliere anziani soli, soprattutto quelli  che versano in precarie condizioni economiche, che desiderano assistenza, cure e conforto, nella loro delicata fase esistenziale nella quale avvertono, con grande sofferenza, la mancanza di affetto, di stimoli ed interessi valevoli per rendere più lieta e meno monotona la loro giornata. In tantissimi anni di impegni e di sollecitazioni presso le amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi cinque quinquenni, tutte sorde alle mie istanze di procedere in questo progetto, ho registrato insuccessi e dinieghi alla soluzione del problema, per altro facilissimo da affrontare, data la grande disponibilità di immobili che possono essere utilizzati con finalità umanitarie senza arrecare aggravio economico all’erario pubblico. E’ inevitabile precisare che poiché l’esigenza di tale struttura è insopprimibile ed io non voglio arrendermi, in attesa di una classe politica più attenta e disponibile alle mie richieste, ho pensato di pubblicare questo mio primo scritto, seguito poi da altri già pronti, che spero sia coronato da successo, nonostante la mancanza di eccezionalità ed originalità, finalizzato a raggranellare un po’ di denaro che mi consenta di dare inizio, con pochi ed onesti collaboratori, ad un’attività per aiutare quegli anziani che vogliono vivere in comunità, protetti ed assistiti nell’arco dell’intera giornata. Fiduciosa nell’esortazione evangelica “bussate e vi sarà aperto, chiedete e vi sarà dato” , mi armo ancora, dopo reiterati fallimenti, di speranza ed intraprendo questo cammino che mi auguro mi porti là dove, ora, con le mie sole forze voglio arrivare con lo scopo di ottenere una soddisfacente rivalsa per tanta scontentezza sofferta, ingiusta e non meritata. Se anche questa volta, mio malgrado, l’esito dei miei sforzi sarà infausto, mi convincerò che andare contro i disegni divini è partita persa e chiederò scusa all’ALTISSIMO per aver osato sfidarlo, contravvenendo ai suoi orientamenti e alla sua indiscutibile volontà, con il pretendere a tutti i costi ciò che non è lecito né stabilito che mi venga dato. Chiederò, inoltre, in caso di sconfitta, perdono e comprensione ai 7000 cittadini che mi hanno sostenuto in questo mio così avvincente progetto di una tipica e meravigliosa casa protetta per anziani e a non biasimarmi per quello che non può essere cambiato. Non so e non posso compiere altri passi ma sono contenta di non essermi mai arresa e di camminare ancora se il cammino, forse , si rivelerà inutile. Non mi si addebiti la colpa di essere contaminata dai sogni e dall’entusiasmo per l’impossibile. Il poco denaro, se riesco a guadagnarlo, mi servirà per prendere in locazione qualche appartamento e dare inizio così ad un’attività che potrà, con il tempo,  procedere verso il meglio con l’aiuto anche, perché no, di qualche benefattore o facoltoso che abbracci la mia causa con lo stesso amore con il quale l’abbraccio io. Faccio tutto questo non certo, sia bene inteso, per mio tornaconto, ho vissuto abbastanza per dire che mi sto incamminando per la via che porta alla fine di questa mia vita e all’inizio dell’altra in una dimensione più rosea, splendida e gioiosa. E’ prioritario il bene altrui non certo il mio. Pubblico alcune lettere, non tutte, ma le più indicative, per dimostrare quanto ho lottato e sofferto per un traguardo fino ad ora non raggiunto e quanto sono stata umiliata da tutti, nessuno escluso.  Le ferite prodotte da queste ultime schegge di utopia possono essere dolorose ma preferisco patirle perché mi colmano di brio e mi aiutano a sintonizzarmi con quell’ESSENZA DIVINA che tanto vigila su di me e mi ispira pensieri mai demolitori ma sempre luminosi e costruttivi.

 

BIANCA CURCIO

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