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La vita è un’altalena

La vita è un’altalena

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Se, come è vero, in ogni epoca ed in ogni cultura della storia, il racconto è stato uno dei modi più significativi ed efficaci per comunicare quei pensieri e quei sentimenti che sono la vera ricchezza degli esseri umani, dovremmo sempre esprimere un caloroso ringraziamento a chi viene a dialogare con noi raccontandoci una storia particolare.

E una storia è sempre particolare. Infatti, è facile notare che anche lo stesso racconto, narrato da più persone, assume sempre accentuazioni e tonalità diverse in ciascuno di coloro che lo presentano. Ugualmente ci appare naturale constatare che lo stesso racconto, proprio per il modo di narrare e per il coinvolgimento personale del narratore, suscita negli ascoltatori attenzioni e adesioni diverse.

In effetti un uomo non narra mai una storia senza volere comunicare o spiegare qualcosa a qualcuno, e lo fa sempre per trasmettere ed offrire a chi la riceve, attraverso le vicende dei suoi protagonisti, un’immensa ricchezza di valori di vita, di conoscenze, di esperienze e di sapienza. In questo tipo di comunicazione conta poco il sapere se la storia narrata sia vera o semplicemente inventata, infatti ciò che è reale in ogni racconto, ciò che è vero, sono i sentimenti, le gioie e le speranze, le debolezze e la passione che chi narra vuole comunicare e condividere con gli altri.

Mi sia consentito, allora, di esprimere subito un sentito ringraziamento all’autrice di questo racconto per il dono che ci ha fatto. Ci ha donato una storia bella, ricca di umanità e di quell’amore alla vita che la nostra meravigliosa gente ha espresso nella tenacia della fedeltà e della speranza nel suo cammino quotidiano.

Il racconto della storia di Angelo, della sua famiglia e dei sui compaesani, è narrato dall’autrice del libro in modo intenso e coinvolgente da darci la sensazione che non si tratti di una storia inventata. Questa sensazione non nasce, però, dalla meraviglia per l’eccezionalità dei fatti narrati, né dall’ammirazione per quel qualcosa di non immaginabile che spesso sembra illuminare la storia ordinaria della gente. Questa sensazione nasce dalla ricchezza di passione con cui l’autrice propone a noi il racconto. La limpidezza delle descrizioni di paesaggi e di volti e di ambienti è tale che non può essere data se non da chi ha visto e vissuto come proprio della sua esistenza, ciò che ha amato ed ama come fonte di ogni suo valore. Forse su questa mia sensazione di essere davanti ad una storia vera, narrata con una partecipazione appassionata e coinvolgente, ha inciso non poco la fortuna di aver incontrato e conosciuto l’autrice del libro ed il personaggio che è, poi, il protagonista del racconto, e anzi  di aver raccolto direttamente dalla sua parola qualche particolare riportato poi nel libro, e anzi ancor più dall’aver intuito in lui la forza di una passione di amore alla vita che sa rendere importante ogni cosa ed intenso ogni attimo del tempo che scorre.

Per questo, credo, si possa raccogliere e fare nostra l’immagine dell’altalena come della nostra vita. Confesso che nell’iniziare la lettura non avevo ben compreso il senso della metafora presente nel titolo. Poteva sembrare un riferimento al continuo ed inarrestabile altalenarsi di situazioni più o meno favorevoli nell’esistenza cui bisogna in qualche modo rassegnarsi e sottostare. Ma questa visione fatalistica, pure in parte presente nel tessuto dei pensieri della nostra gente, mi sembra molto chiusa, come di chi sente la vita come un dramma insostenibile. Ed ecco allora che mi pare di cogliere il vero senso della metafora, invece, nella consapevolezza che se è vero che nella vita siamo come portati dal continuo altalenarsi di momenti esaltanti e di momenti meno felici, ciò che ci dona la vera forza per vivere con speranza ogni passaggio della vita quotidiana è la certezza della presenza affettuosa di coloro che ci appartengono e con i quali condividiamo, in un intenso dialogo di reciproca benevolenza, la stessa speranza e l’amore alla vita.

Come sull’altalena la loro presenza ci accompagna nel prendere lo slancio e poi quasi ci accoglie con benevola condiscendenza nella discesa alla fatica del cammino sulla terra, per riaccompagnarci nuovamente nel correre a partecipare alla vita.

La storia di Angelo, la storia di un emigrante, come la storia di tutti gli emigranti, è, poi, la storia di tutti noi, perché, in un modo o in un altro, ciascun uomo è come continuamente in tensione tra l’antico da cui proviene e la novità verso cui si incammina con la forza della speranza. E’ veramente forte quell’uomo che porta con sé l’amore del cuore che lo ha generato e la libertà dell’attenzione alla continua parola di novità della vita.

 + Angelo Spinillo

 Vescovo di Teggiano-Policastro

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