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Te Vulesse fà Sentì, Te Vulesse fà Vedé

Te Vulesse fà Sentì, Te Vulesse fà Vedé

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Codice Prodotto: 00710
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Tra le raccolte letterarie prodotte negli ultimi anni, credo che questa, ingenerata dalla Pro-loco di Rignano Garganico, sia la più emozionante e rappresentativa dell’animo rignanese.

Con la lettura delle composizioni prodotte in questa antologia, inizia un viaggio che ci permette di rivivere con la mente, in lungo e in largo, i luoghi, le tradizioni e spezzoni di vita vissuta, un po’ da tutti, nel nostro amato paese.

Ognuno degli autori ha rilasciato con sincerità ed enfasi, attraverso la penna, le emozioni e gli stati d’animo propri di tutti noi che, nonostante tutto, siamo ben ancorati alle nostre radici e portiamo sempre e ovunque nel cuore Rignano.

Il fatto che mi affascina e mi riempie ancor più d’orgoglio, è la presenza, tra gli autori, di Rignanesi e non, di ogni fascia d’età: dall’uomo adulto che sogna e rimembra con gioiosa nostalgia i tempi passati, all’adolescente pieno di speranze, che s’innamora osservando il grano ondeggiante del Tavoliere e la sommità del borgo antico su cui svettano la Chiesa Madre e il Palazzo Baronale.

D’altro canto, emerge dagli scritti la malinconia di chi ha dovuto lasciare la nostra terra, per cercare fortuna e costruirsi una vita dignitosa lontano da luoghi e persone care. E questo ha fatto sorgere in me degli spunti di riflessione imponenti, piombati come un macigno e che, dopo rabbia e angoscia, hanno alimentato fortemente la mia voglia di lottare, per cercare di arginare il fenomeno dell’emigrazione e permettere ai giovani rignanesi, me compreso, di non chiudere quella “valigia” e combattere insieme per un futuro più felice, in cui i genitori non debbano più lasciar partire i propri figli con il cuore in lacrime e i ragazzi abbiano una valida alternativa, trovando il coraggio di affrontare la propria vita nei luoghi dove sono nati e cresciuti.

Si narra che Ferdinando IV di Borbone, di passaggio nelle campagne di Rignano e osservando dal basso le mura sul cucuzzolo, a mio parere senza conoscere la magia e lo stupore che avrebbe provato se fosse salito, abbia esclamato la famosa frase:

“Rignane, rigne quante vu’, che ìj ‘ngoppe nun ce ‘nghiane”.

Io la faccio mia questa frase, modificandola in parte e col massimo rispetto nei confronti degli autori: “Rignano, continua a regnare maestosa e bella, lassù continueremo a salire fino a quando il tuo richiamo d’amore non appagherà il nostro cuore”.

 

  Il Sindaco

Luigi Di Fiore

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