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I sentieri del tempo

I sentieri del tempo

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Prefare la raccolta di poesie di Giuseppe Melchionda, che egli ha voluto intitolare Sentieri, è per me motivo di orgoglio per più ragioni ma, innanzitutto, perché questi versi mi riportano, in un romantico ed ideale percorso a ritroso nel tempo, verso quella poesia civile di cui si avverte un bisogno sempre più forte in questa società contemporanea che vive di poco poesia e di una civiltà declamata, nei fatti lontana dalle azioni e dalle opere che rendono civile un contesto. Certo richiamare il civismo della poesia in un quadro più affine al dogma della laicità può apparire antinomico… Così non è. Sarebbe sin troppo semplice richiamare la quotidianità dei giorni migliori, quelli della scuola, il mondo dei banchi e del calamaio, la De Stael… Il tempo, in una, della costruzioni di un paese, l’Italia, che anche in quel tempo attingeva alla cristianità per dare forma allo Stato. Peppe, lo Stato, l’anima, la preghiera… Sarebbe giusto entrare nelle pieghe del rapporto tra queste parti? Forse no, per me no! Perché non può disgiungersi l’intimismo della sincera proiezione verso l’ego che è Cre/Azione, perché non vi è senso dell’indagare lo “spirito” quando si è di fronte alla poesia. Anche un’analisi linguistica del lavoro di Peppe (Giuseppe Melchionda) sarebbe superfluo affastellamento, sarebbe come voler leggere nell’Urlo di Munk i tratti evolutivi (o involutivi) della figurazione … E’ più utile, invece, a mio sommesso avviso, dare e prendere atto di un lavoro straordinario per i contenuti (Sentieri) che esprime il senso dell’etica e il rigore della regola, più che ingabbiarsi nel/del bisogno dell’individuo… Di rado, in poesia, si assiste ad un insieme di tale genere, soventemente si tratta del racconto in versi che descrive il dischiudersi di sentimenti spesso illusori, tutti intrisi di estemporaneità e di edonismo … Nella poesia di Peppe no! E ciò credo sia l’elemento chiave su cui costruire la destrutturazione di questa raccolta in cui anche la desuetudine di versi lontani dalla contemporaneità mi appare un elemento che, in positivo, caratterizza il ritorno alla concretezza delle passioni, quelle vere, declamate nella sobrietà della parola che torna a dare specificità prima al significato, poi al dato significante che, pure, ha il suo pregio in queste righe che danno all’essere la piacevolezza di leggere nell’essere.

 

Andrea Iovino

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