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Battaglia di civiltà - Satire

Battaglia di civiltà - Satire

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Il titolo di questo libro (Battaglia di civiltà) incarna la vera ragione per cui l’autore produce le sue satire sull’attuale società.

Attento osservatore dei costumi del nostro tempo, ne mette in risalto gli aspetti più degradati e accusa la Politica in primo luogo di detenere il primato del malcostume e di assoggettare un paese ad accontentarsi delle bricioline cadute dalla sua lauta mensa, incurante dei disagi e delle funeste conseguenze di una sconsiderata gestione della cosa pubblica.

Le cose che Antonio Padovano ha descritto sono ben note a tutti, non rivela nulla di celato, ma cerca di sensibilizzare coloro che sembrano adeguarsi a tale sistema o che addirittura ne approfittano per un utile personale, affinché ognuno con mezzi legali sia protagonista di questa battaglia che porta avanti con le sue satire.

Egli crede nel potere della Satira, così largamente usata nell’antichità e che ancora oggi permette di attaccare gli intoccabili con il suo approccio particolare.

Egli ricalca ciò che i giornali e i media divulgano abbondantemente secondo la volontà di chi li gestisce, non rispettando i canoni della correttezza, della lealtà verso i lettori e tanto meno nel rispetto della verità dei fatti, pur avendo una chiara visione degli ingranaggi principali che muovono gli eventi.

La sua satira verte ad evidenziare la corruzione che è divenuta il perno su cui si muove la macchina della interazione tra coloro che sono al potere e annaspano nelle viscosità di un disservizio continuo ai danni dello Stato e dei contribuenti.

La Stampa, al servizio dei potenti di turno, non fa che stornare l’attenzione dai problemi più gravi su quelli montati ad arte, perché il cittadino deve essere distratto dai veri problemi che essi non hanno intenzione di risolvere. Solo grandi titoli dai contenuti inconcludenti.

Ma dov’è il problema? Ricade sempre sugli innocenti, sugli ignari che si affaticano ogni giorno a portare avanti le loro famiglie a costo di grandi sacrifici, sui ligi al dovere verso una società giusta ed equilibrata.

Questo egoismo istituzionalizzato che prende tutto per sé e toglie a chi non ha è qualcosa di mostruoso.

Come si fa a votare una gerarchia di prepotenti, di uomini più piccoli di quelli che governano e che dovrebbero farlo in favore e non contro il prossimo? E’ una situazione che prelude ad una grande rivoluzione che riconsidera il concetto ermetico del “tanto in alto quanto in basso”.

C’è una sola direzione da seguire: che diventiamo ricchi quanto loro o che essi diventino poveri come noi.

Non devono esserci vie di mezzo se vogliamo stabilire l’uguaglianza nelle condizioni ed opportunità da riservare a tutti i cittadini.

Antonio Padovano rileva le grandi incongruenze della nostra società e non tralascia nulla di quanto possa essere evidenziato per denunciarne la destabilizzazione sistematica a favore della Casta.

Ogni disfunzione è stata partecipata con parole forti, adeguate allo spregio che meritano i suoi fautori.

Qualsiasi ingiustizia, piccola o grande che sia, grida vendetta davanti a Dio e sappiamo bene che Dio non paga il sabato e prima o poi arriverà un ciclone sulle teste dimentiche dei valori che non possono essere elusi e che farebbero di questa terra il Suo Regno.

Leggendo questo libro che denuncia chiaramente e senza mezzi termini lo sfacelo della nostra società, ci sentiamo in dovere di partecipare a questa “battaglia di civiltà” per risollevare le sorti delle nostre famiglie, delle nostre città e della nostra nazione, perché “tempi felici sono stati lasciati dietro l’angolo” e secondo l’autore una “magistratura indipendente ha usurpato la scena politica, soffocando il paese e bisogna spazzare via questi mandarini di Stato con una grande battaglia giuridica” .

La raccolta comincia proprio col rimpianto dell’ Italia sorniona, “ naufragata nelle inconcludenze della crassa volgarità attuale… con i nuovi potenti che sono la caricatura di quelli di un tempo”, infatti “hanno fatto cassa con i contributi minimi dei cittadini, senza intaccare quelli ai partiti e senza decurtazioni delle loro stratosferiche prebende, ma distruggendo le piccole e medie imprese per salvare i pachidermi della finanza e dell’industria”.

Meritano forse tali signori l’onore che si aspettano, “ignorando che il rispetto e la stima si acquistano solo con l’onestà e la giustizia?”.

Recita la poesia “Democrazia stracciona e crudele” che “la verità non ha più dignità… e che saranno gli italiani che credono nell’individuo e nelle libertà politiche a far sorgere una nuova era in cui il popolo riprenderà possesso dei suoi diritti che massonerie e sacrestie gli hanno strappato via”

E la Stampa? I giornali, dice che sono cannoni puntati dalle banche e dall’industria contri i nemici, nelle loro avanzate per conquistare i capisaldi del potere politico o per proteggersi le spalle nelle ritirate strategiche.

Perché c’è anche chi latita: “ pezzi grossi dei servizi segreti, politici e Monsignori se la squagliano alla chetichella per non essere afferrati per il bavero e sbattuti dentro”.

Il quadro che Padovano ci ha illustrato in questo libro non è pura invenzione, non è un libro di fantasia, è mera realtà dei nostri giorni che ci fa vergognare di appartenere a questo stato di cose, che getta tutti nello sconforto più totale, che distrugge le speranze, che mortifica i giovani, che distrugge le famiglie e penalizza la piccola industria e l’artigianato. Questo squilibrio grida vendetta davanti a Dio! Dov’è l’amore per il prossimo, per i deboli , per gli indigenti ridotti al lastrico?

Che ne hanno fatto i governanti del messaggio evangelico? Se giriamo lo sguardo intorno, non va meglio da nessuna parte nel mondo.

E’ un’ora buia e anche la Natura si ribella a questo stato di cose: la terra e tutti gli elementi sono in agitazione e se non si tornerà alla semplicità, alla verità, alla bontà e non finirà questa corsa sfrenata al benessere, al piacere, al lusso da parte dei ricchi e dei potenti che innalzano le loro cattedrali sulle ossa dei perdenti, i loro miraggi infetteranno le nuove generazioni e le spingeranno verso il baratro dell’egoismo e dell’ingiustizia.

 Com’è divenuto piccolo il cuore che non dà spazio all’altro. Com’è stata vilipesa la fede dalla bramosia dei cattivi custodi. E’ questa l’ora di cui fu profetizzato che le genti non sapranno dove andare e come pecore smarrite non riconosceranno la voce del pastore.

L’Autore spera che questa visione terrificante dovrebbe scuotere gli animi e suscitare in coloro che sono defraudati dei loro diritti a dare il buon esempio, a ricostituire la società dei valori di un tempo, a vivere nel giusto e nel poco per dare a chi non ne ha.

Una società equa sanerebbe i mali che affliggono l’umanità e la gioia di vivere e di lavorare e partecipare insieme, tutti uniti ad un benessere comune, renderebbe questa terra l’anticamera del Regno di Dio.

Basterebbe un semplice atto di volontà da parte di ognuno, di liberarsi di ciò che non è strettamente necessario e tutti magicamente avrebbero di che sopravvivere. Non mancano le risorse, ma la volontà di condivisione, manca l’Amore nella sua forma più alta. Dovrebbe essere impedito pronunciare questa parola, al pari del nome di Dio perché su labbra sacrileghe diventa una bestemmia.

L’Autore spiega bene come viene vissuto questo sentimento, mercificato, contrabbandato, fuorviato e svilito per fini ignobili.

Se non si onora l’Amore, non si onora Dio per cui è stato cagione dell’intera Creazione.

L’avere sempre di più e a danno altrui, non farà che accrescere l’insoddisfazione e l’insaziabilità dominerà le persone, finché non capiranno di essere anime e quindi bisognose, innanzitutto del nutrimento spirituale prima di quello materiale.

Nonostante la disamina chiara e rivelatrice delle condizioni feraci di questa società l’Autore spera in un capovolgimento dell’attuale situazione, con una battaglia di civiltà, come recita il titolo del libro.

Ha circumnavigato il nostro paese e con l’occhio limpido lo ha misurato. Ha giudicato le defezioni delle istituzioni, la bramosia dei potenti e l’indecenza dei costumi.

Lui spera e noi con lui che qualcosa cambi perché sia restituita la dignità al singolo e alla Nazione e diveniamo fieri di condividere in modo adeguato il dono divino della Vita.

 

Angela Furcas

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