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Trascrizione “Stato delle anime” Piaggine Sottane - 1847. Ovvero Valle dell’Angelo dal 1873 a cura di Piero D’Orsi

Trascrizione “Stato delle anime” Piaggine Sottane - 1847. Ovvero Valle dell’Angelo dal 1873 a cura di Piero D’Orsi

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Gli Stati d’anime parrocchiali

A cominciare dal sec. IX si notò nel popolo cristiano un calo nella frequenza alla Comunione Eucaristica nonostante l’esempio di tante anime ferventi, il richiamo di Concili Ecumenici e di Sinodi locali.

Il Concilio che, per primo, si adoperò di porre degli argini fu il Lateranense IV (1215), che dinanzi al quasi abbandono della mensa Eucaristica, intervenne con una Costituzione (XXI) e impose al popolo cristiano la confessione e la comunione, almeno, a Pasqua. “Ogni fedele dell’uno e dell’altro sesso – recita la Costituzione – giunto all’età della ragione, confessi lealmente, da solo, tutti i suoi peccati al proprio parroco, almeno una volta l’anno … e riceva con riverenza, almeno, a Pasqua il Sacramento dell’Eucarestia”.

La norma fu ripresa da Sinodi locali, i quali ne precisarono ancora meglio lo spirito. Nella stessa Diocesi di Capaccio, dove, agli inizi del sec. XVI, vi fu uno scadimento generale dei valori religiosi, ci si adoperò, a cominciare da mons. Enrico Loffredo (1531- 1547), a far rispettare la normativa del Concilio Lateranense IV. Nel 1531, infatti, nel Sinodo di Diano, il primo Sinodo diocesano che conosciamo, si fece obbligo ai parroci di segnalare ai vescovi i fedeli che trascuravano il precetto pasquale: “Comandiamo a tucti et singuli sacerdoti de nostra Diocesi et praesertim ad confexuri sopto pena de excomunicatione et de cento libre de cera per ciascuno che contravverrà, che al tempo de la confexione et de la sancta Comunione debiano fare lista in scriptis de tucti quilli che se confessano in particolare et a quilli che se confessano faxano un punto in lo principio del suo nome et a quilli che saranno comunicati siano tenuti dicti confexuri fare due puncti et quelli che per alcuno caso o per licentia de li soi parrocchiani se confessassero ad altri preiti o in altra chiesa non admectano per confessati o comunicati se non portano lictera fede degna de loro confessione.”

Una attestazione da firmare a fine messa veniva data al singolo comunicando al momento della Comunione da consegnare al parroco.

 Il Sinodo di Padula (1567) riprende la stessa norma specificandone, ancora meglio, il concetto: “S’ordina et comanda a tutti et singuli Abbati, arcipreti, che essi debbiano esortare et ammonire sotto pena d’escomunica tutti e singoli loro parrocchiani … che debbiano confessarsi tre volte l’anno cioè lo Natale, la Pasqua de Resurrectione et de la Pentecoste, o vero almeno per lo dì della Pasqua de Resurectione aversi confessati tutti e singuli loro peccati a prendere il Santissimo Sacramento del Corpo di Cristo con avvisarne…

Et si ordina a li sopraddetti che debbiano et ciascuno d’essi debbia annotare et fare lista de tutte quelle persone dell’uno et dell’altro sesso che almeno nel tempo de la sancta resurectione non saranno confessati et comunicati, et tutti quelli che per l’octava di detta sancta Pasqua non saranno confessati et comunicati, et pubblicarli per escomunicati …et infra quindici dì de poi detta octava inviare lista de detti non confessati all’episcopale corte, acciocche quelli essendo indurati se possano con le censure canoniche et pene ecclesiastiche, et invocare il brazzo secolare, retrahe de loro ostinazione, et cattiva intenzione, et ridurnosi a la disciplina ecclesiastica et vivere cristiano”.

Dal semplice invito al precetto pasquale del Concilio Lateranense IV si arrivava così ad ordinare una lista vera e propria degli inadempimenti da inviare alla Curia. Si invocava, persino, la forza pubblica per far osservare “la disciplina ecclesiastica” e si minacciavano la scomunica ed una multa di cento libre di cera.

E’ da questi ordini tassativi, dunque, che nascono gli Status Animarum che, col passare del tempo diventano una vera e propria anagrafe parrocchiale con tante notizie sullo stato della parrocchia. Non solo si registrano i cresimati, i confessati e i comunicati, ma si segnalano i concubini, gli scomunicati, gli usurai, gli usurpatori dei beni della parrocchia e i pubblici peccatori. E così gli Status animarum, oggi, sono una fonte, certamente preziosa, per la storia religiosa delle nostre parrocchie.

Gli Status animarum iniziano, in genere, con l’invocatione: “Jesus, Maria, Joseph”. Hanno un’introduzione dove fanno riferimento agli anni di pontificato del Papa regnante e agli anni di presulato del vescovo di Capaccio “ac iunctarum ecclesia rum Velinae, Pestanae, Agropolitanae”. Segue il nome dell’arciprete curato che ha redatto lo Status animarum che sottoscrive con la formula: “Presentem statum animarum scribendarum curavi et mea manu subscripsi”.

Gli Status sono scritti in latino fino alla fine del secolo XVIII. Con l’inizio dell’Ottocento (avvento dei Francesi) soltanto i nomi dei sacerdoti e dei chierici risultano, ancora, in latino. Dopo il nome dell’arciprete-curato seguono i nomi del cantore, del decano, dei sacerdoti senza specifiche mansioni, dei diaconi, suddiaconi, accoliti, lettori, chierici e novizi.

Apre l’elenco dei nuclei familiari, separati tra di loro da una linea, l’eventuale famiglia del barone e poi le altre famiglie a cominciare dai magnifici. I nuclei familiari non sono segnati in ordine alfabetico. I redattori seguivano la disposizione delle case dei vari vicinati o strade. Dei nuclei familiari gli Status Animarum annotano il capo famiglia, la moglie, i figli ed eventuali genitori, sorelle e fratelli del capo famiglia, che facevano parte dello stesso nucleo familiare; portano a destra il numero degli anni dei vari membri ed, a sinistra, una, due, tre “C”. La prima “C” indicava la Cresima, la seconda la Confessione e la terza la Comunione.

Lo Stato delle anime, che segue è stato redatto, nel 1847, dall’arciprete della chiesa parrocchiale di San Barbato in Piaggine Sottane, Don Tommaso Mazzei. Si apre con l’elenco dei sacerdoti presenti in Parrocchia:

·   Don Tommaso Mazzei                                  arciprete

·   Don Angelo Rubano                          cantore

·   Don Barbato Forrisa                           decano

·   Don Salomone Rossomagno              sacerdote

·   Don Angelo Pezzuto                          sacerdote

·   Don Domenico Gasparri                    sacerdote

Ci sono inoltre, un novizio e un lettore.

Non conosciamo, dalla lettura del documento, sacerdoti cappellani di altari di diritto di patronato.

Il paese era diviso in strade. Un modo di fare, prettamente, americano. Il che significa che all’epoca già esistevano emigrati in America. Nell’elencare gli abitanti il parroco segue l’ordine delle strade. Di ogni strada dà il numero dei cittadini residenti in quella strada.

·   Alla Strada Tonza                              numero 38

·   Alla Strada Sant’Agostino                 numero 57

·   Alla Strada Carfanti                           numero 83

·   Alla Strada Capo Casale                    numero 76

·   Alla Strada San Leonardo                 numero 244

·   Alla Strada Chianca                           numero 114

·   Alla Strada Gelsi Cantina                  numero 39

·   Alla Strada Campanile                                   numero 61

·   Alla Strada Capo Selice                     numero 116

·   Alla Strada Piedi Selice                     numero 37

·   Alla Strada Forno Vecchio I              numero 41

·   Alla Strada Piedi Impergulata           numero 17

·   Alla Strada Forno Vecchio II            numero 98

·   Alla Strada Piazza                              numero 80

·   Alla Strada Vallone                           numero 106

·   Alla Strada Centimolo                                   numero 137

 

Il parroco, dopo l’iniziale J.M.J. (Jesus, Maria, Joseph), premette che “Tutti quelli che sono dell’età di adempiere al precetto pasquale lo hanno adempiuto”. C’è soddisfazione da parte del parroco! Nell’elencare i vari nuclei familiari si dà il nome e cognome del capo famiglia, della moglie, con nome e cognome. Dei figli si dice se sono sposati, se sono celibi o nubili. Si dice anche l’età.

Non si parla di cresimati, di concubini, di scomunicati, di usurai, di usurpatori di beni della parrocchia e di pubblici peccatori. Non si fa riferimento agli anni di pontificato del Papa regnante e agli anni di presulato del Vescovo di Capaccio. Non dice neppure dell’attività dei cittadini e della presenza di professionisti in paese.

Mancano il medico e il farmacista. In parrocchia non ci sono scomunicati, usurai e pubblici peccatori.

Ho letto con interesse il lavoro di Piero D’Orsi. Egli non è nuovo a questi lavori. Da sempre si è interessato a problemi di Storia locale, di tradizioni e di folclore. Il professore diventa elemento catalizzatore durante le iniziative culturali, che propone in paese e segue con entusiasmo. Ho avuto modo di apprezzare il calendario artistico dell’anno in corso con foto realizzate durante il trasporto di una croce in legno e di un altare in marmo antico e ferro battuto che è stato sistemato all’interno della grotta di San Michele Arcangelo, come si evince dal calendario.

Fu una festa di giovani!

Dalle varie foto si evince la gioia dei giovani di partecipare. C’era la partecipazione di tutti e i giovani erano felici. Di quella manifestazione il D’Orsi era il deus ex machina. Oggi, ne parla con compiacimento.

In alcuni suoi scritti si mostra interessato, anche, all’andamento demografico del suo paese che si sta spopolando. Delle tante strade, di cui abbiamo parlato, che un tempo erano piene di vita, oggi, le case sono vuote. La fuga dei giovani verso la città mette il paese in agonia.

Dalla ricerca in oggetto emerge un quadro completo della comunità, che, amministrativamente, dipendeva da Piaggine Soprane. Ma la parrocchia era autonoma e ben organizzata. C’era l’arciprete, il cantore e il decano con tre sacerdoti e due chierici.

Al Prof. D’Orsi auguro nuovi lavori, soprattutto, per invogliare i giovani a rimanere nella loro terra e godere dei sacrifici degli antenati che per un pezzo di terra si privavano del necessario.

 

Sacco, Aprile 2016

Don Carmine Troccoli

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