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Battipaglia: 1858-1929. Contributo di ricerca sul primitivo status di frazione di Eboli

Battipaglia: 1858-1929. Contributo di ricerca sul primitivo status di frazione di Eboli

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L’irruzione della world history1 con l’idea di rovesciare la prospettiva nazionale e territoriale ed inquadrare le vicende dell’uomo in un quadro mondiale di interazione, scambio e scontro ha posto nuove questioni anche alla storia locale che, in risposta, è andata articolandosi in numerosi e differenti filoni di ricerca. Questa tendenza è nata dalla necessità dei singoli studiosi – a seconda delle rispettive specializzazioni ed “inclinazioni” scientifiche – di meglio individuare e delimitare il proprio campo di indagine, scegliendo lo spazio più adatto alla propria prospettiva analitica. Attraverso gli stimoli provenienti da metodologie mutuate dalle scienze sociali e dalla geografia, quindi, gli storici hanno provato a misurarsi con differenti spazi o “luoghi”2, fisici, geopolitici ed antropici, ottenendo stimolanti ed innovativi risultati.

Pur in questa varietà di approcci metodologici e interpretativi, almeno sul “tempo breve” tipico dell’età contemporanea, la dimensione politico amministrativa si è però rivelata, nonostante lo scetticismo di molti3, ancora un valido “metro” di indagine ed ha mantenuto, dunque, una forte attrattiva sugli studiosi. Sebbene non aliena dalla ricerca e dall’individuazione di nuovi spazi di investigazione, la maggioranza dei ricercatori non ha quindi abbandonato il criterio dell’articolazione amministrativa ed ha contribuito, così, a rinvigorire i tradizionali filoni di studi di storia della città4 e di storia delle regioni5; mentre generalmente i ricercatori non hanno individuato particolari stimoli a cimentarsi in studi relativi alla dimensione provinciale6.

Il lavoro di Paolo Abbinente, non uno storico di professione che però ha operato con “attrezzi” propri della ricerca storica, pur essendo una raccolta commentata di documenti e atti amministrativi, proprio per la reiterata importanza della dimensione amministrativa nelle dinamiche territoriali, fornisce strumenti utili per approfondire un tema poco presente, anche nella storiografia locale ma molto nell’immaginario collettivo delle comunità protagoniste.

La genesi e la crescita di Battipaglia fondata nel 1858 per accogliere gli sfollati del terremoto lucano del 1857 e divenuta frazione del comune di Eboli nel 1863 per diventare poi Comune autonomo nel 1929, che durante il “secolo breve” supererà demograficamente e per dinamismo economico e commerciale il comune “d’origine” affermandosi come principale centro della piana del Sele, è stato un tema spesso lasciato alle dispute dei campanilismi di vario genere.

Vicende, invece, che attengono al più generale processo di trasformazione che da fine Ottocento attraversa le strutture economiche e sociali, la dimensione urbana e rurale del vecchio continente, dalle quali la piana del Sele, sia pur con proprie caratteristiche, è tutt’altro che estranea. Quella definita come «crisi agraria», non più considerata una generalizzata fase di depressione dell’economia agraria, è invece il momento in cui si ridefiniscono i rapporti tra città e campagna, colture intensive ed estensive. Gli esiti di ciò non sono affatto univoci e lineari, soprattutto nel Meridione dove da un punto di vista spaziale si delineano area in ascesa e in declino7.

Un processo, questo che si dispiega proprio a partire dalla crisi agraria di fine Ottocento quando il granaio della provincia, grazie ad una serie di misure legislative per il Meridione (dalla legge Beccaria del 1877 per l’estensione della rete irrigua al sostegno al prezzo monopolistico del tabacco fino all’adozione del regime demaniale per le acque) cominciano ad intaccare i vincoli della palude e lo strapotere della vecchia classe latifondistica8. La nuova politica per il Meridione ed i cambiamenti nell’economia agraria sono seguiti dall’inizio della diversificazione negli investimenti e nella gestione del patrimonio di alcune famiglie di grandi proprietari. Accanto alla grande proprietà estensiva si sviluppano grandi aziende agro-industriali come quelle dei Farina e dei Moscati che si caratterizzano per una significativa propensione alle trasformazioni colturali9.

Con il fascismo il processo subisce un’accelerazione e trasformazione, sia pur con l’idea ruralista di assecondare la diffusione della piccola proprietà nella dimensione agraria i processi e gli stessi interventi del regime generano ben altro.

Nella Piana, come nelle altre zone della “polpa”10 dell’agricoltura meridionale, il regime avvia la bonifica,ma nella piana del Sele l’operazione viene affidata alla società Farina-Valsecchi nata dall’incontro tra quel Mattia Farina junior, nipote dell’omonimo senatore liberale ed Antonio Valsecchi, industriale edile del nord, che guidano la bonifica integrale verso l’espansione della grande proprietà dedita alla produzione di ortofrutta e tabacco a scapito delle piccole conduzioni. Sul mercato del lavoro locale significa più braccianti anche se reclutati come “compartecipanti” e dunque capacità di attrazione di altra popolazione.

Dunque se dal punto di vista politico ed economico si è rivelata assolutamente necessario cogliere i nessi fra la classe politico-amministrativa, i problemi posti da tale imponente processo e dalle nuove istanze provenienti dal territorio urbano e rurale tale prospettiva necessita però, di integrarsi con altri fattori a partire da quelli sociali ed ambientali e “immateriali”. É necessario che si concentri l’attenzione sui problemi del territorio, concepito come ambiente spaziale –naturale o artificiale – definito, nel quale l’individuo vive ed esercita la sua azione quotidiana. È per questo motivo che in campi d’indagine tradizionalmente riservati a storici politici e sociali si sono affacciati studiosi di geografia umana e del paesaggio, metodologicamente abituati a confrontarsi con il “lungo periodo”, ma che hanno saputo dare, nel contesto delle dinamiche accelerate tipiche dell’età contemporanea, un efficace contributo nel delineare i mutamenti degli scenari in cui si manifestano gli interventi della politica.

Anche qui il progressivo allargamento del tessuto urbano, dovuto alla crescita della popolazione (cui contribuiva la continua emigrazione di individui provenienti dall’alto Sele e da altre province in cerca di lavoro), alla proliferazione degli uffici (statali, comunali e aziendali privati) e alla disordinata espansione economica, vede Eboli non in grado di svolgere le funzioni di”raccordo”.

Le questioni poste dalla nuova fase alla classe dirigente locale attengono la gestione dello sviluppo edilizio, illuminazione e fognatura, la razionalizzare dell’approvvigionamento di generi alimentari ma, in questo caso, ancor di più quelle legate alla realizzazione delle vie di comunicazione e di trasporto. Proprio le questioni della localizzazione delle stazioni ferroviarie e dai relativi snodi verso l’apulo-lucana e la via tirrenica, non vengono colte nel pieno della loro importanza dalle classi dirigenti “liberali” della zona e dunque anche in questo caso sono gli interessi legati alle nuove e vecchie attività che proliferano nella piana ad avere gioco facile.

Andava realizzandosi così un quadro nel quale la soddisfazione dei bisogni, delle istanze e la concezione delle risorse e dello spazio mutavano profondamente rispetto al passato; in un tale contesto, come evidenziato dalla lettura degli atti amministrativi presenti nel testo di Abbinente, decisivo si è rivelato il nodo della ridefinizione degli assetti urbani e territoriali, realizzato su vari e diversi piani, tra le resistenze della borghesia professionale del centro urbano, la divaricazione delle strategie dei possidenti che si articolano in gruppo propenso all’investimento in colture industriale e le spinte modernizzanti di nuovi soggetti in ascesa11. Battipaglia prima e Pontecagnano poi nascono anche perché questi nuovi soggetti protagonisti degli imponenti cambiamenti possono così avere due centri istituzionali più “manovrabili”.

Come evidenziato anni fa dalla ricerca di Gabriella Gribaudi “la grande trasformazione” implica che per la Piana del Sele e lo stesso territorio di Eboli il suo «centro urbano non è più la scena principale, quella in cui convergono e si originano tutte le relazioni che dalla fine dell’Ottocento in poi si aprono verso l’esterno»12. I confini istituzionali e immateriali si scompongono e ricompongono su equilibri e visioni scaturiti in parte dall’eredità storica ma anche dalle innovazioni dei processi di trasformazione. Le barriere e le relazioni tra due comunità così vicine sono però destinate a non dissolversi ma a riprodursi, in forme diverse, in tutte le cesure del secolo scorso.

 

Giuseppe Fresolone

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