Il tuo carrello è vuoto!
Categorie
Idolatria o contemplazione del mistero divino

Idolatria o contemplazione del mistero divino

8,00€


Qtà:  Acquista  
Codice Prodotto: 00540
Punti Fedeltà: 0
Disponibilità: Unavailable

Ecco un saggio, meritevole di grande attenzione, in questo tempo di esaltazione dell’immagine, usata anche a sproposito e per fini non lodevoli, come l’espropriazione della dignità della donna nella pubblicità, in televisione e al cinema, senza che nessuno si muova a porre argine a questa pericolosa esposizione dei suo corpo, che la riduce ad oggetto e suscita nelle persone meno evolute i più bassi istinti.

Tanta permissività educa l’occhio delle nuove generazioni ad ignorare la natura spirituale di tutte le creature viventi, autorizzando ‘larve umane’ all’uso improprio delle cose di Dio.

‘Tutte le cose sono di Dio’. Quest’affermazione dovrebbe campeggiare dovunque, al posto di certe altre cose ed essere ripetuta e meditata, prima di qualsiasi decisione ed azione.

C’è troppa attenzione alla bellezza del corpo, mentre diminuisce sempre di più quella per l’anima, ch’è il vero soggetto dell’individuo. Questa è vera idolatria! Noi siamo anime, non corpi!

Il corpo deve essere rispettato ed onorato perché il trono del Tempio interiore e non può essere usato a fini per cui non è stato creato.

Lo Scrittore olevanese Vittorio Campagna, riporta nel presente saggio, la nostra attenzione sulla validità della venerazione di ben altre immagini: quelle Sacre.

E coloro che non la ritenessero valida, ricordino che saranno liberi di disapprovarla, solo nel caso in cui riuscissero a raggiungere lo stadio di santità delle creature speciali effigiate, il cui ricordo costituisce una guida esemplare di ritorno a Dio.

Perché criticare questo aiuto, se abbiamo bisogno di stupirci, anche dinanzi ad una formica, che salendo sul filo d’erba ci ricordi la grandezza di Dio e la finalità dell’esistenza?

Non possiamo che ringraziare questo profondo e rigoroso ricercatore, che intercede in favore della raffigurazione di entità spirituali, per rafforzare la fede dei credenti e rendere presente la sfera protettrice divina, a tangibile testimonianza dei Santi Abitanti del Mondo Spirituale.

Inoltre, intercede per la cura e la tutela delle immagini sacre esposte o affrescate nei luoghi di culto, che rappresentano il termine di un piccolo pellegrinaggio dell’anima, la quale cerca ogni stimolo per entrare in comunione con l’invisibile attraverso il visibile per offrire il suo omaggio e celebrarle più intimamente, nella parte più celata di noi stessi, nell’iconodulo del cuore.

Da questo nasce il suo interesse per la preservazione degli antichi luoghi di culto di Olevano sul Tusciano, da rivisitare per purificarsi dalle insidie di questo mondo, che vuole trascinare i suoi abitanti nei gorghi della dimenticanza delle cose di Dio.

E quante volte, attraverso le immagini, Entità spirituali hanno risposto alle richieste fatte dai fedeli. perché Dio soccorre in ogni istante le Sue creature senza numero e tutte le raggiunge, contemporaneamente, e non discrimina il loro modo di rivolgersi a Lui. Egli vede solo la sincerità della loro fede e la necessità di essere soccorsi nel pericolo.

Nella storia di molti Santi troviamo visioni che sono immagini di ciò che è nel livello a cui i comuni mortali non hanno effettivo accesso, che dopo questa vita.

L’Arte sacra è un cammino istoriato delle visioni dell’anima, un promemoria dei sentieri per ricongiungersi all’Origine.

Il mondo spirituale non si riferisce a cose campate in aria, ma a cose tangibili quanto quelle che vediamo riprodotte nella materia e addirittura esso è il mondo delle immagini, per eccellenza, dal quale ogni cosa ha sorgenza e al quale farà ritorno.

Se l’immagine fisica non fosse collegata all’Essenza, nulla potrebbe essere visibile, in quanto il Creatore ha rivelato le forme attraverso la materia.

Il nostro Autore, dopo una ricerca approfondita, ha tracciato il periodo della lotta alle immagini sacre, chiamato appunto dell’iconoclastia. La persecuzione iniziò a Costantinopoli nel 726, ad opera di Leone III Isaurico che deprecava l’uso idolatrico delle immagini che monaci, popolo e preti di campagna, secondo lui, praticavano. Il movimento non si limitava a vietarle, ma ne imponeva la distruzione, addirittura , inviò a Papa Gregorio II l’ordine di vietare ogni immagine di Santo, Martire o Angelo, pena rimozione dal Suo pontificato. Il Papa reagì con veemenza e avvisò tutti i cristiani di stare in guardia perché ‘era sorta l’empietà’. Il Re ordinò persino l’assassinio del Papa, che fallì per volere di Dio.

Ora, anche un bambino potrebbe rendersi conto della qualità delle intenzioni del monarca che mostrava di non avere che ragioni opposte a quelle che dichiarava, per portare avanti una presunta superiorità sulla Chiesa di Roma.

Infatti, dopo che Gregorio III, nel 731, nell’ambito di un Concilio, decretò la scomunica contro chi avesse rimosso, distrutto o profanato le sacre immagini, Leone III si rifece con la confisca delle proprietà pontificie in Calabria e Sicilia. Quindi dietro le sue persecuzioni, c’erano solo delle mire economiche e di potere, come è accaduto e accade, ancora oggi, in tutte le lotte portate avanti in nome di motivi religiosi.

Ma Il suo impero ha avuto fine e la Chiesa è ancora in piedi. Anche se le istituzioni governate da uomini sono esposte alla fragilità degli stessi e all’avidità del potere terreno che insidia il potere spirituale, nessuno potrà spegnere la lampada che Dio ha acceso se non Egli stesso.

Il nostro Autore ha riportato gli eventi concernenti il periodo iconoclasta, con dovizia di particolari, perché la precisione per lui è un atteggiamento di riverenza verso la testimonianza corretta delle cose che si propongono, per amore della verità, degli interlocutori e verso se stesso, che non vuol risultare mendace né di fronte al mondo fisico né di fronte al mondo spirituale.

La sua assoluta onestà intellettuale gli conferisce un rigore che ad alcuni potrebbe sembrare eccessivo, ma che invece è fedeltà alla verità dei fatti e delle opere ed estremo rispetto per chi le ha prodotte, considerando la loro alta finalità.

Gli affreschi presenti sulle pareti della Piccola Basilica e i Martirya esistenti fin dall’ottavo secolo nella Grotta di San Michele Arcangelo di Olevano sono stati da lui riconsiderati sotto l’aspetto della loro provenienza artistica, a volte in contrasto con altre autorevoli voci, com’è naturale fra persone prese dalle stesse passioni e innamorate delle stesse cose.

Le sue indagini mirano a costituire una mappa degli iconoduli bizantini dell’area collegati al Sacro Speco di Olevano.

Questo libro è un’opera di grande coraggio, di una visione unitaria delle realtà che rendono il mondo spirituale e quello fisico, come un unico mondo ed entra in merito alle vicende di tempi passati, dalle proibizioni delle immagini nell’Ebraismo e nell’Islamismo di cui fornisce ampia e dettagliata documentazione e naturalmente del periodo iconoclasta, perorando cause che invocano ancora giustizia, perché la vittoria del momento non fu senza sofferenze e quindi ripropone un tema da non dimenticare, come la persecuzione dei monaci Basiliani e prelati che ‘aggrediti, calpestati, presi a calci e ricoperti di sputi’ furono costretti a fuggire e a nascondersi.

La giustizia non perde mai la sua efficacia e le cause da riabilitare si ripropongono alla mente di coloro che possano ristabilirla. Ogni creatura ispirata ha un suo compito durante la permanenza nel mondo fisico e l’amore per la precisione di Vittorio Campagna è sicuramente un dono, perché Dio non fa nulla a caso o in modo approssimativo.

Il rigore scientifico dell’Autore merita rispetto, è una qualità degli amanti della verità e ad essi è impedito di mettere il suggello alle loro opere, se non dopo averne vagliato, minuziosamente, tutti gli elementi compositivi.

Sappiamo che nell’Antico Testamento Dio proibì la produzione di immagini del mondo divino o terreno e di adorarle, perché gli uomini in quel tempo erano adoratori di idoli, prodotti dalle loro mani e con l’avvento del Dio unico Creatore e Signore del Cielo e della Terra, Dio della Rivelazione, dovevano scomparire tutti gli altri Dei dall’immaginario collettivo ed avere un unico Dio, un’unica Legge. Ricordiamo: “Io sono un Dio geloso” del Vecchio Testamento, mentre nel Nuovo Testamento non si rimarcano restrizioni a riguardo perché ogni volta che Dio invia agli uomini una manifestazione della Sua Volontà, Egli fa nuove tutte le cose. Pensiamo a quale grande opera di unificazione planetaria sorse col Monoteismo, anche se alcuni uomini hanno continuato ad applicare alle loro Religioni l’aspetto idolatrico, facendone strumento di opposizione e discriminazione, invalidando la ragione per cui sono state date: quella dell’amore e dell’unità fra tutte le religioni e le razze, che non costituiscono che una sola Religione e una sola Razza: la Religione di un unico Dio e di un’unica umanità.

Il nostro autore meticoloso traccia un escursus del periodo iconoclasta e dei riferimenti biblici alla proibizione dell’adorazione di immagini. Ho avuto modo di apprezzare moltissimo questo lavoro certosino dell’Autore. Penso che potrebbe diventare un testo universitario sull’argomento, per ricchezza di annotazioni e l’affidabilità delle fonti.

Trattandosi di un testo di studio approfondito sono state riportate numerose note in calce con relativa traduzione dei termini greci.

Le immagini sacre elevano l’anima alla bellezza spirituale e in questo tempo in cui l’immagine delle forme sono usate per ben altri scopi, teniamoci care queste espressioni antiche di una venerazione della bellezza spirituale e non quella orrida e diabolica del mondo moderno, che tende ad esaltare la bellezza di corpi perituri a detrimento della crescita spirituale, indispensabile alla nostra evoluzione in tutti i mondi di Dio.

E’ ancora proficuo per l’anima salire le impervie vie che portano ai Santuari, al Sacro Speco di Olevano sul Tusciano, alla Chiesa di San Michele, l’Angelo Santo che sconfisse gli Angeli decaduti.

In verità l’iconoclastia nasce da visioni distorte di un culto innocente, da rigurgiti integralisti e soprattutto da posizioni che potessero favorire il potere temporale di chi le portava avanti e sferrare colpi mortali alla Religione costituita, innescando ad arte un punto di dissenso per avvantaggiarsene politicamente.

Sappiamo tutti che gli attriti, palesi o celati, interni od esterni ad una religione sono originati tutti da sete di potere personale o di gruppi interni od esterni. Le stesse guerre di religione sono provocate ad arte da chi porta in campo i propri interessi mascherati di nobili intenti. A parte il fatto che nessun intento che porti alla guerra e allo spargimento di sangue innocente possa essere definito nobile. Gli uomini devono imparare a risolvere i loro conflitti col dialogo. Ancora non hanno imparato che la guerra non può essere il mezzo più adatto per stabilire la Pace.

Ma a chi indirizziamo queste parole? Alle vittime o a quelli che le promuovono a scopo di lucro? Essi non hanno orecchi per intendere che il loro profitto sonante, le loro relazioni internazionali, la vita lussuosa e spregiudicata. Poche grandi famiglie detengono il potere finanziario e gestiscono gli affari del mondo con la complicità di coloro che sono costretti a sostenerli per sopravvivere in tale sistema.

Questo è lo sfondo oscuro su cui si proiettano le vicende umane, dove si muovono interessi incalcolabili e la vita umana è in balia di progetti disumani. Come sembra piccola e impotente l’anima del mondo così mortificata e i cuori del fedeli che cercano in una raffigurazione sacra la speranza di una vita oltre questo inferno. Perché le immagini di coloro che insieme a Cristo hanno vinto il mondo. rallegrano il tempo terreno ricordando che una vita futura li attende con i Santi, gli Angeli e la Madre di Dio.

Vorremmo togliere anche questa consolazione? Il nostro Autore ha fatto un’azione ispirata, proponendo questa ricerca, ha enucleato il credente dal contesto di precarietà terrena e l’ha innalzato agli splendori della trascendenza, rivestito dell’esaltazione, promossa dall’esempio di coloro che hanno dato testimonianza della loro fede, il cui ricordo sopravvive in un’immagine che copre il palmo di una mano o la pala di un altare o l’incavo di una roccia.

Benediciamo coloro che hanno lasciato traccia del sentiero delle anime sante in ogni luogo, che hanno ricordato con le loro opere che il senso della vita non è nel possesso delle cose, ma nella contemplazione del Mistero divino da cui ogni cosa ha avuto origine e a Cui, immancabilmente, tornerà.

 

Dott.ssa Angela Furcas

Critica letteraria

Scrivi una recensione

Il Tuo Nome:


La Tua Recensione: Nota: Il codice HTML non è tradotto!

Punteggio: Negativo            Positivo

Inserisci il codice nel box seguente: