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Vocabolario Ebolitano-Italiano

Vocabolario Ebolitano-Italiano

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Codice Prodotto: 00135
Punti Fedeltà: 0
Disponibilità: In Magazzino

Questo lavoro di Rosalia D’Ambrosio nasce come atto d’Amore! Amore verso la propria terra, la propria lingua, la propria cultura, la propria identità. Tutto questo lo si percepisce acutamente dalla passione, dalla minuziosità profuse nel recuperare lemmi a rischio d’estinzione, parole ed espressioni che erano il sale delle generazioni antiche e che tutti noi dovremmo recuperare, dovremmo proteggere come proteggiamo le cose preziose.

 La Lingua napoletana, perché tale è, è troppo spesso bistrattata, anzi maltrattata, soprattutto nella grafia; un po’ come i beni archeologici che ci circondano e proprio per questo non li curiamo abbastanza. Pensiamo di esser padroni della nostra lingua ed invece… Questo manuale è prezioso per tanti: per chi vuole recuperare termini dal sapore antico, per chi vuole migliorare il proprio patrimonio lessicale per poter parlare e scrivere meglio esattamente come facciamo (o dovremmo fare…) quando abbiamo a che fare col vocabolario della Lingua italiana.

 Una delle sensazioni più forti che scaturisce dalla consultazione di quest’opera è cogliere la musicalità e la poesia contenute in tanti termini ed espressioni che spesso impreziosiscono le singole voci del vocabolario. Anche da questi elementi si percepisce l’impegno profuso dall’Autrice; basta dare uno sguardo alla nutrita bibliografia perché si colga immediatamente il lavoro certosino, l’impegno oneroso della consultazione di decine di testi, la pazienza di ascoltare e catalogare le informazioni di amici, conoscenti ma pure di sconosciuti.

 Come in una sorta di gioco ad incastro, la consultazione di questo manuale comporta la necessità di richiamarsi e riferirsi ad altri testi, ad altre voci. Allora un lemma può evocare echi che vengono dal profondo della nostra cultura, può favorire sinapsi inaspettate: leggi “Abbeveratùre/o” e magicamente ti sembra di sentire il suono dei campanacci delle mucche assetate che interrompevano lo sciabordare delle “Lavannàre”; leggi “Zerrezérre” e ti sembra di rivedere i bambini che giocano per strada, felici di un giocattolo “fatto in casa” per stare insieme agli altri. Ti sembra di udire i suoni garbati e di ammirare i visi gentili d’un tempo andato.

 Insomma, consultare un vocabolario, questo vocabolario, non è mera operazione meccanica; è aprire uno scrigno ricco di sorprese, è sollevare il coperchio di una zuppiera il cui profumo intenso è in grado di soddisfare qualsiasi palato. Sta a noi, ora, dare senso al lavoro di Rosalia D’Ambrosio: apriamo il volume ed inebriamoci dei suoi profumi!

Carmine Pirozzi

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