Il tuo carrello è vuoto!
Categorie
Parmenide. Medico Iatromante

Parmenide. Medico Iatromante

12,00€


Qtà:  Acquista  
Codice Prodotto: 00441
Punti Fedeltà: 0
Disponibilità: Unavailable

Care Lettrici, cari Lettori,

per i miei studi letterari e la formazione professionale, più volte, sono tornato a Parmenide e me ne sono congedato, momentaneamente, sempre più arricchito, perché vi ho trovato una miniera che ancora non sono riuscito ad esplorare.

Il primo incontro avvenne per la mediazione del professore di filosofia del primo liceo classico che presentò il filosofo di Velia come l’inventore dell’essere e che era fissato nel dire: “L’essere è; il non essere non è: dunque solo l’essere è”!

Noi alunni ne restammo scioccati ed io, all’Università, dovetti affrontare molti sforzi per capirne meglio il pensiero antico, ed anche attraverso la mediazione hegeliana, che ne aveva affrontato lo studio sotto l’aspetto logico-metafisico formulato, per motivi utili alla loro filosofia, dai filosofi greci Platone ed ristotele; i quali, per inserirsi nell’eredità parmenidea, avevano fatto parlare il filosofo di Elea secondo la loro sensibilità, dopo più di un secolo dalla elaborazione del pensiero originario.

E lo stesso Platone, per quanto attiene il cap. XIII del Critone, ignorò il pensiero politico del maestro del quale si credeva discepolo.

Vi sono, poi, ritornato nel corso delle mie ricerche storiche sulle nostre origini e ho scoperto il Parmenide figlio di emigranti, assimilatore di più culture che gli venivano dall’incrocio di quella orientale, egizia, italiana e franco-meridionale.

Poi sono seguite le scoperte del politico e buon legislatore; di colui che primo osò razionalizzare la filosofia orientale ed avviarla verso il settore che le è rimasto congeniale: lo studio del pensiero e l’analisi del suo funzionamento. Ho capito come Platone ed Aristotele ne abbiano manipolato il pensiero; come, nella tarda filosofia romana e araba, sia stato scoperto il Parmenide medico e anche magico-sciamanico e padre delle tre scuole mediche che nacquero dalle sue ceneri: la razionalistica e la sperimentale, che dopo le prime esperienze passarono, per la Scuola Medica Eleatica, in Quella Salernitana; e la magica che si è sviluppata a livello popolare.

Sono man mano venuti fuori gli aspetti scientifici e mi hanno colpito la identificazione di Espero con Fosforo, la intuizione che la luna presenta sempre la stessa faccia al sole, la sfericità della terra radicata nell’acqua, la eziologia della transessualità, la identificazione del pensiero con la percezione, tutto il complesso pensiero di Parmenide.

In seguito, con il progredire degli studi filologici, è cresciuto l’interesse per la comprensione di alcuni vocaboli presenti nei frammenti pervenutici dal Perì Fiuseos e nei reperti dagli scavi di Velia: sirinx e suono di canne mozze, kouros, porta del giorno e della notte, oulis, folarco, iatromante, folan, archo, iniziazione… che mi hanno fatto capire, anche, come la mancata conoscenza filologica, da parte degli studiosi di Velia, abbia condizionato la ricerca e fatto chiudere nel cassetto alcuni reperti chiave per comprendere la vera e completa storia della città e del nostro Filosofo: il sito e l’uomo che hanno ancora molto da dire al mondo contemporaneo.

Infine, la lettura del libro Nei Luoghi Oscuri della Memoria di Peter Kingsley1 ha acceso una nuova lampadina che mi ha guidato verso l’analisi dell’aspetto, forse, più vero: il mistico, il fisico guaritore, folarco, iatromante, sciamanico e medico.

Ecco perché Parmenide ha costituito il leit-motiv della ricerca che, pur avendo registrato delle battute di arresto per lo scoramento di non poter dare soluzioni alla mia ansia nel trovare quelle cose nuove che sentivo dentro e mi facevano soffrire, centillenate a pitazzi, sono man mano riuscito a cogliere, capire e scrivere nelle otto pubblicazioni realizzate su Velia e Parmenide.

In questo nuovo lavoro , mi propongo di trattare l’aspetto medico del nostro filosofo e, soprattutto, quello mistico e sciamanico legato al mito di Apollo, alla iniziazione al mondo degli inferi e alla concezione della medicina e guarigione come emanazione della volontà divina mediante l’assistenza dello iatromante che assisteva il malato nel periodo di iniziazione, elaborava la diagnosi, prevedeva una prognosi idonea, assisteva e curava l’ammalato nella durata del tempo che Natura e Divinità guarissero.

Dai fr. 12-20 del Perì Fiuseos penso2 che Parmenide si possa considerare già a pieno titolo anche medico e fondatore del collegio medico-sacerdotale, in Velia, legato al mito di Apollo guaritore; ed anche primo folarco.

Il lavoro sarà costituito dalla raccolta delle notizie provenienti dalle mie pubblicazioni, dal corredo bibliografico di cui sono venuto in possesso e dall’analisi, sotto l’aspetto filologico, delle stesse al fine di arrivare alla conclusione:

«Veniamo da lontano! Parmenide siamo noi!»

Senza voler fare retorica, l’esclamativo ci sta bene.

Essa sarà la chiusa di questo lavoro.

Riguardo agli argomenti di Quando uno non sta bene e Le medicine della gente nostra, essi, pur avendo il nucleo originario in Finestra Aperta, si sono trasformati in nuove elaborazioni per il fatto che mi risulta più consona la capacità di creare che tradurre: ne è venuto fuori un lavoro arricchito dalle nuove conoscenze cresciute nel tempo.

Spesso, nello spiegare ai varii Pierini, che, durante lo scorrere della mia carriera scolastica, mi tempestavano con il chiedermi: cosa è! perché è?; come è?, un giorno, me ne uscii con questo sermone:

- Ragazzi, mi pare che Parmenide non entri in noi!... Invertiamo i termini del problema! Prima di partire dal primo frammento e, poi, arrivare al ventesimo, partiamo dal diciottesimo, dal come si nasce; per passare al diciassettesimo: come si forma il sesso; il sedicesimo: come si percepisce; cioè rispondiamo alle prime domande che si pone ogni uomo, e che Parmenide interpreta; poi, passare al come si conosce, si arriva alla verità, che non è rivelata ma cercata, scoperta da ogni uomo, non dettata; ma quale verità?.... Quella che è di tutti ed è nell’Essere; e, a questo punto, bisogna fissare i paletti della ricerca. Dice Parmenide:

1) esiste l’aléteia ( fr.I,29 ): aleteies etor = il cuore della verità;

2) la doxa (f.I,30): broton doxas = le verità degli uomini pur senza assoluta certezza;

3) i punti di vista delle persone: il panta per onta ( fr. I, 32 );

4) nell’ente ci sono tutte le cose, gli eonta, in una perfetta armonia (fr. 4 );

5) ma soprattutto capire come ragionano gli uomini che hanno le orecchie tappate e gli occhi bendati; gli uomini di vino quatt’a carrino – diceva Pietrazzaro.

 

Allora, dopo questo percorso, ci convinciamo che Parmenide è, prima di ogni cosa: medico, perché vuole conoscere come l’uomo nasce, si forma il sesso, si conserva e custodisce; fisico: conoscere ciò che ci sta intorno; metodologo: come si studia, si capisce; politico: si armonizzano le cose nell’essere.

Ed, infine, come si arriva a all’abbraccio con Persefone, come percorso finale della vita dell’uomo sulla terra; che è percorso di riscatto e ricerca di immortalità, secondo la filosofia pitagorica; ed ecco perché Aristotele affermò che Parmenide, Zenone e Melisso erano filosofi pitagorici.

Ed, allora, è proprio il concetto di medico e medicina che ci porta a capire il culto del dio Apollo, perno centrale nella conoscenza ndel mondo antico: Apollo ai suoi due figli, Ione ed Esculapio, affidò, al primo, la guida dell’uomo sulla terra; al secondo, la custodia, la cura.

Infatti, Ione guidò gli uomini nella migrazione verso la ricerca dell’optimum climaticum, a seguito del colpo della Strega che subì la terra per la inclinazione dell’asse terrestre di 23 gradi e mezzo, quindi nel Mediterraneo; Esculapio, invece, la cura della malattia del corpo e la preparazione dell’anima alla buona accoglienza di Persefone, nell’Ade, ultima dimora eterna; ed il percorso si conclude con il flautista che accompagna l’anima e convince la divina Fanciulla ad aprire le braccia ed allora essa, accortasi del buo ricevimento, raggiante di gioia, si butta dalle Colonne di Ercole e corre verso l’essere abbracciata: non è l’atleta che partecipa ad una gara di nuoto, ma l’anima che parte verso l’eterno: è il messaggio della Tomba del Tuffatore di Paestum. … )

Ed, a questo punto, compaiono i verbi lantano, piuntano, peito; i nomi aleteia, doxa; Lete: latebra, dimenticanza; Alete: scoprie, trovare; Vel: radice mediterranea che contiene l’idea di ciò che sgorga; Velia: città presso la sorgente; Parmenide: bisogna conoscere solo con la ragione, ma, poi, è costretto a dare un piccolo spazio alla conoscenza sensibile; Zenone, dal canto suo, che sostiene tutto lo sforzo del razionalizzare, fino a dire, qualche volta “non ce la faccio, vedete voi se ci riuscite!”; Melisso, con l’accetta, sfrondò tutto ed arrivò a dire: la natura ubbidisce a ciò che la ragione stabilisce: un concetto arduo, che Aristotele definì la follia della ragione e che, soltanto, alla fine del 1700, Goya corresse con il sonno della ragione che può creare anche mostri.

Allora, dopo questi lumi, si possono accettare le mie riflessioni sulla medicina popolare contadina, sullo scervellamento dell’uomo che vuole conoscere, prima della nascita, come si crea la persona, come il sesso; infatti, nel Cilento è il proverbio di panz’a pizzuni, cap’a zappuni; panza spanzata pripara lana e fusa; e, per questo, farò cenno anche alla patta che è una scaramanzia popolare per sapere il sesso del nascituro! Parmenide parlerà anche della temperies, nel significato di come si vive l’amore, come ci s’accoppia!, la fusione dei semi di venere, la frase, anche, con la quale il sacerdote chiude il rito del matrimonio: due persone vi siete fatte una sola!

- Chi boli ricia? - Chiede subito Pierino.

- E’ l’uomo che è in Parmenide che si pone la domanda, perché – e la chiusa di questo studo, - noi veniamo da Lui: da quella cultura e quell’ansia del sapere!

 

Il lavoro è diviso in parti ed in pitazzi!

Con l’affetto di sempre, un cordiale saluto

Ascea, gennaio, 2010 e ricorretto ed arricchito fino a gennaio 2016 con la grazia del Signore.

Antonio Rizzo

1P. KINGSLEY, Nei Luoghi Oscuri della Memoria, op. cit.

2Cfr. La Mia Scuola Medica Eleatica, op. cit.

 

Scrivi una recensione

Il Tuo Nome:


La Tua Recensione: Nota: Il codice HTML non è tradotto!

Punteggio: Negativo            Positivo

Inserisci il codice nel box seguente: